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martedì 4 maggio 2010
ANARCHICI CONTRO LA POLIZIA
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"Il maschio lo faccio a casa con mia moglie"
Ma partiamo dall'inizio. Nei giorni scorsi era cominciato lo sciopero della fame nel Cie di Bologna; degli scioperanti ieri 15 sono stati trasferiti nel Cie milanese dove, per l'occasione, è stata "inaugurata" una nuova sezione. Questa mattina un gruppo di compagne/i si è ritrovato in via Barontini a Bologna, dove hanno sede gli uffici dei giudici di pace, per fare un'iniziativa informativa sul ruolo di questi giudici nel dispositivo detenzione-espulsione di donne e uomini migranti ed esprimere la propria solidarietà a chi, rinchiuso nei lager per migranti, sceglie di reagire. Armate/i di volantini, hanno gironzolato per i corridoi dello stabile, volantinando e spiegando alle persone presenti che il giudice di pace non è solo colui cui si ricorre contro le multe ma anche quello che dà le espulsioni, convalida la detenzione nei lager di Stato nel momento in cui vi viene rinchiuso/a chi non ha il permesso di soggiorno e prolunga, poi, fino a 180 giorni quella detenzione in base alle nuove norme del "pacchetto sicurezza".
L'edificio non era particolarmente affollato, per cui ad un certo punto le/i solidali, finito di volantinare, hanno deciso di andarsene, ma non avevano ancora fatto nemmeno 100 metri che, sul marciapiede, la Digos si è parata loro davanti chiedendo i documenti. Da quel momento e per ben quattro ore le/i solidali sono dovute/i rimanere sotto il sole mentre arrivavano macchine della polizia, altri Digos e perfino l'immancabile camionetta addobbata di agenti in tenuta antisommossa. Ad una compagna che stava telefonando è stato intimato di non farlo – per altro con scarsi risultati, dato che nell'arco di 10 minuti sono state fatte diverse dirette con le radio di movimento.
Intanto, non paghi di aver fermato e identificato il pericolosissimo gruppo di ben 15 compagne/i, i tutori dell'ordine hanno deciso di procedere alle perquisizioni di borse, zaini e giubbotti, "Per controllare se non avete esplosivi" (testuali parole!). Indossando degli eleganti guanti da ippica marca Decathlon - come hanno tenuto a specificare - hanno cominciato a frugare tra fazzolettini usati, agende, portafogli, pacchetti di sigarette, assorbenti, buste di tabacco e cianfrusaglie varie. Il bottino è stato magro: han trovato solo un paio di striscioni e un megafono (pure un po' scassato...), prontamente sequestrati! A quel punto era chiaro che quel plico di fogli nella borsa di una delle compagne non poteva che essere una risoluzione strategica per rivendicare chissà quale azione. Erano, invece, appunti universitari e fotocopie di un libro per un esame. Inutile starglielo a spiegare: hanno comunque voluto visionare pagina per pagina quei pericolosissimi appunti. Nel frattempo cominciavano ad arrivare i giornalisti, che venivano a loro volta identificati.
Insomma, facendola breve, il pericolosissimo gruppo è stato trattenuto per quattro ore, dalle 11 alle 15, generando un altrettanto pericoloso bivacco sul marciapiede mentre i tutori dell'ordine compilavano, ad una ad una, le notifiche per manifestazione non autorizzata in presenza dell'avvocato. E così un volantinaggio solidale con i dannati e le dannate della terra si trasforma immediatamente, nella mente dei questurini, in un ottimo pretesto per agire una "maschia" repressione.
La sintesi è presto fatta: per immigrati e immigrate c'è il Cie, per compagne e compagni solidali c'è il Cile...
Milano, arrestato un altro finanziere per gli abusi su prostitute immigrate
Sono gli ulteriori sviluppi di un'inchiesta coordinata dai pm Cristina Roveda e Marco Ghezzi e che ha portato già all'arresto di due militari nel mese di giugno 2009 e di altri tre lo scorso marzo per ulteriori episodi di abusi sessuali nei confronti di altre prostitute. I reati contestati nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Chiara Valori sono violenza sessuale di gruppo, concussione e peculato
domenica 25 ottobre 2009
Cariche e botte, i centri sociali attaccano tutti
di andrea rossi
TORINO
Due ore ad alta tensione in pieno centro, di sabato pomeriggio. Oltre cento autonomi, anarchici e ragazzi dei centri sociali schierati contro Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra, e un gazebo della Lega Nord in piazza Castello. In mezzo, la polizia, a cercare di tenere lontani i gruppi ed evitare scontri feroci. Cariche di alleggerimento, e poi bastoni, cinghie, insulti e minacce. Tutto intorno la folla del sabato pomeriggio. Il pomeriggio termina con quattro feriti - tre militanti del Carroccio e una passante - e una sfilza di denunce in arrivo.
Del gazebo della Lega restano i brandelli. Dello striscione contro l’ambulatorio medico aperto dentro il centro sociale Gabrio («una stalla») è rimasta una chiazza nera a terra. L’hanno bruciato. È buio, piazza Castello si svuota. Il furgone bianco dei leghisti è sparito da un pezzo. Le camionette della polizia rincasano lente.
Ultima immagine di un pomeriggio ad alta tensione: autonomi, anarchici e centri sociali contro Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra, in piazza Castello; poi contro i giovani della Lega in piazza Castello; infine contro leghisti e neo-fascisti insieme, un cordone di polizia in mezzo, migliaia di passanti intorno. Botte, minacce, spranghe e cinghie, nel cuore del sabato pomeriggio, la piazza chiusa al traffico per un paio d’ore. Finisce con quattro feriti lievi: tre militanti leghisti tra cui Riccardo Carossa, figlio del consigliere comunale della Lega Mario, e una passante.
Casa Pound, una decina di persone, ha organizzato un banchetto e un’azione di volantinaggio in piazza San Carlo. La contro mobilitazione scatta immediata poco dopo le tre del pomeriggio. Una cinquantina di autonomi e anarchici irrompe in piazza. Sono decisi a impedire la manifestazione del drappello di Casa Pound. Nel giro di un’ora diventano più di cento. E la polizia deve intervenire per evitare che i due blocchi entrino in contatto. Una serie di piccole cariche fa ripiegare gli autonomi. I giovani di estrema destra si spostano di qualche isolato, davanti al museo Egizio, quelli dei centri sociali li inseguono. Ancora cariche degli agenti per impedire lo scontro. La polizia spinge il corteo antagonista verso piazza Castello, proprio dove i giovani della Lega hanno montato un gazebo.
Altri momenti di tensione. Volano accuse: «Chiudere i centri sociali». «Razzisti. Andatevene a casa». Alcuni autonomi e anarchici lanciano uova, altri - facce coperte dalle sciarpe - si avventano sul gazebo e lo fanno a pezzi. I leghisti si armano di cinghie, impugnano i sostegni del gazebo come bastoni. Calano mascherine e fazzoletti verdi sul volto. In mezzo ai giovani padani - una quindicina - c’è la deputata Elena Maccanti. Anche il capogruppo in Comune Mario Carossa brandisce una cintura. Più tardi dirà: «Rivendico il diritto di difendermi. Non potevo stare lì a prendere botte». Il gruppo di Casa Pound arriva a dare manforte ai leghisti. I poliziotti riemergono da piazza San Carlo e cercano di separare i due gruppi. Vola qualche manganellata. Una colpisce alla nuca un ragazzo della Lega. Lo scontro è questione di pochi secondi. I due gruppi si fronteggiano separati dal cordone di polizia. Tra i più caldi Ambrosie Soha, ivoriano, militante leghista. In serata l’europarlamentare Mario Borghezio accusa: «Contro Soha c’è un razzismo di sinistra. L’hanno aggredito solo perché africano e della Lega».
E mentre il capogruppo alla Camera Roberto Cota chiede di «adottare tutte le misure necessarie per contrastare questa violenza contro la Lega» gli antagonisti parlano di «giornata importante». «Vogliamo ribadire che non accettiamo che i neonazisti possano mettere piede a Torino», dice un loro portavoce. «La manifestazione si è ingrossata nel corso della giornata mostrando l’insofferenza alle idee e ai metodi della Lega». «Chi quotidianamente sparge i semi della violenza e dell’intolleranza non può che raccogliere quello che semina», aggiunge Vincenzo Chieppa, segretario dei Comunisti italiani. Il questore Aldo Faraoni arriva in piazza Castello. In Questura si visionano i filmati della battaglia in centro. Poi arriveranno le denunce.
martedì 29 settembre 2009
Bologna, sangue sulla protesta
Le immagini del video sono state girate a Bologna. Si vede un gruppo di studenti, che nel chiedere di presenziare al dibattito di Maroni con uno striscione di protesta vengono caricati dai celerini in assetto antisommossa.
Volano manganellate e fumogeni in un clima di guerra senza esclusione di colpi. E si vede pure del sangue, come al G8 di Genova.
I giornali online scrivono che fra gli studenti si erano infiltrati pure degli ultrà Ciò che importa è¨ che quei giovani che si oppongono alla politica dei respingimenti di Maroni, vengono respinti.




