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domenica 2 maggio 2010

Torino, blitz alla Lega del 29.5.09: assolti i 4 antirazzisti


Al Tribunale di Torino i 4 antirazzisti accusati di violenza privata (!) per un sacrosanto lancio di volantini e di una microspia dentro la sede della Lega nord di largo Saluzzo sono stati assolti per non aver commesso il fatto!

il 29 maggio 2009 i 4 erano stati fermati davanti a un bar a 300 metri da largo Saluzzo, per questo si sono fatti due notti in carcere e mesi di firma

stamattina in tribunale era in programma un riconoscimento all'americana da parte dei due tirapiedi leghisti vittime del blitz, i quali però non hanno riconosciuto nessuno dei 4 come partcipanti all'azione

l'annunciata presenza dei compagni in aula è stata significativa, circa 25 persone, e ha dissuaso evidentemente i leghisti dal presenziare a loro volta, visto che a parte i due testimoni non ce n'era uno neanche a cercarlo col binocolo

improponibile il legale di parte civile della Lega, sarà stato a scuola col figlio di Bossi?

ora che i compagni verranno anche risarciti economicamente, magari gli stronzi che hanno montato su questo processo sul nulla la prossima volta ci penseranno due volte

e a chi crede nella giustizia dei tribunali si potrebbe chiedere: non sarebbe ora di processare i leghisti per gli immigrati annegati in mare e tutte le altre nefandezze della loro politica?

CHIUDIAMO LE SEDI FASCISTE!

FUORI I RAZZISTI DALLA CITTA'!

giovedì 12 novembre 2009

Censimento razziale!!!

Personaggi strani i sindaci leghisti. Vi raccontiamo la storia di un novello crociato, uno di quelli che piacerebbero tanto alla bestemmiatrice antislamica Santachè, insomma un leghista doc non tanto diverso dai fascisti più integralisti.

E’ il sindaco di Azzano Decimo, un paese di 15.000 abitanti in provincia di Pordenone, forte di un consenso bulgaro vicino al 70% dei voti e anche segretario provinciale del partito.

Da anni porta vanti una singolare guerra contro gli immigrati ed in particolare contro gli islamici. All’inizio dell’anno ha proposto il divieto di preghiere islamiche in pubblico, superando per originalità i suoi colleghi di partito che si battono per evitare le costruzione delle moschee. Con un colpo di genio creativo era arrivato addirittura ad imporre a tutti i ristoranti locali (anche quelli gestiti dagli immigrati) menu esclusivamente friulani.

Ma ecco l’ultima sortita xenofoba del novello crociato. Il sindaco leghista propone una mozione che dopodomani (12 novembre) sarà discussa nel consiglio comunale di Azzano. La mozione prevede un censimento di tutte le persone islamiche presenti sul territorio comunale.

Attenzione non si tratta di un censimento religioso o di un questionario sugli immigrati ma di una vera e propria schedatura degli islamici.

Nel 1938 con la promulgazione delle leggi razziali fu proposto un censimento simile nei confronti degli ebrei.

Riportiamo quanto prevede la nostra Costituzione all’Articolo 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali” Quindi questo emendamento oltre ad essere palesemente discriminatorio è in pieno contrasto con quanto stabilisce la Costituzione quindi facilmente impugnabile davanti ad un tribunale amministrativo.

Il bizzarro emulo del Duce forte del consenso dei suoi cittadini ha un’idea molto personale del potere e del rispetto delle leggi. Il Sindaco di Azzano Decimo è in attesa del riscorso contro la sentenza del tribunale di Pordenone che a luglio di questo anno lo ha destituito dall’incarico. Il Sindaco è stato riconosciuto incompatibile con il suo ruolo di Amministratore in quanto aveva presentato un ricorso al Giudice di pace nei confronti del proprio Comune, reo di avergli somministrato una multa attraverso un autovelox posizionato dai suoi vigili urbani. Insomma una macchietta di sindaco che come tutti i leghisti ed i neofascisti di questi giorni cavalca l’odio antislamico per ritagliarsi una fetta di notorietà.

Concludo con un’amara riflessione di Calamandrei sulle colpe di chi aveva sottovalutato le leggi razziali del fascismo:

«Questa è stata la pena più torturante: pensare che le nazioni civili di tutto il mondo, tra le quali la nazione italiana sa di avere il suo posto, abbiano potuto credere davvero che l’Italia, l’Italia del diritto romano e dei glossatori, l’Italia di San Francesco e di Dante, l’Italia del Rinascimento, l’Italia del Vico, dell’Alfieri, del Foscolo e del Carducci avesse potuto rinnegare all’improvviso, per decreto di un dittatore, queste grandi idee di giustizia e di libertà civile, questa tradizione di umanità e di pietà che è la nota più costante e più profonda del nostro carattere; che l’Italia del Beccaria fosse potuta diventare un paese di carnefici e di torturatori, l’Italia del Mazzini un paese di nazionalisti oppressori dell’altrui libertà, l’Italia del Manzoni un paese di sconci razzisti».


Fonte!

martedì 27 ottobre 2009

Doppio attacco

24 ottobre. Per impedire un volantinaggio indetto pubblicamente dai neofascisti di Casa Pound, alle tre di pomeriggio circa 150 compagni si radunano in piazza San Carlo. Dopo un po’, qualcuno si accorge che i camerati stanno ben nascosti a un isolato di distanza, oltre il cordone di celere: i manifestanti fanno velocemente il giro dell’isolato e attaccano i fascisti di sorpresa. Di questi, una decina scappa subito, mentre tre o quattro rimangono e si prendono le botte, fino a quando la polizia non accorre in loro aiuto e respinge i gli antifascisti, dividendoli in due tronconi. Dopo qualche minuto di tensione, i manifestanti si riuniscono di nuovo in piazza San Carlo e attendono che i fascisti se ne vadano, con le pive nel sacco. Risolto il primo problema, si pensa immediatamente alla Lega Nord, che poco distante aveva allestito un gazebo con lo striscione “no alle cliniche nelle stalle” per protestare contro l’ambulatorio popolare Fatih aperto nel centro sociale Gabrio. Ma l’indegna provocazione dura ancora poco. I manifestanti si spostano velocemente in piazza Castello, e la celere colta di sopresa non riesce a impedire che il gazebo finisca a gambe all’aria, e lo striscione strappato e incendiato. La polizia per tre volte tenta di disperdere i manifestanti, caricandoli, ma questi riescono sempre a ricompattarsi e a chiedere a gran voce che la Lega se ne vada. Moltissima gente si ferma a guardare, e simpatizza con gli antifascisti. I leghisti, ormai accerchiati da una piazza ostile, ripiegano i resti del gazebo e attendono l’ambulanza che deve portare uno di loro all’ospedale, con il ghiaccio in testa e la cinghia ancora in mano: si tratta niente meno che del figlio di papà Carossa. Risolta anche la seconda questione, i manifestanti finiscono la giornata con un breve corteo spontaneo lungo via Po verso Palazzo Nuovo.Ascolta una diretta da piazza San Carlo.



fonte

domenica 25 ottobre 2009

Cariche e botte, i centri sociali attaccano tutti


di andrea rossi

TORINO

Due ore ad alta tensione in pieno centro, di sabato pomeriggio. Oltre cento autonomi, anarchici e ragazzi dei centri sociali schierati contro Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra, e un gazebo della Lega Nord in piazza Castello. In mezzo, la polizia, a cercare di tenere lontani i gruppi ed evitare scontri feroci. Cariche di alleggerimento, e poi bastoni, cinghie, insulti e minacce. Tutto intorno la folla del sabato pomeriggio. Il pomeriggio termina con quattro feriti - tre militanti del Carroccio e una passante - e una sfilza di denunce in arrivo.

Del gazebo della Lega restano i brandelli. Dello striscione contro l’ambulatorio medico aperto dentro il centro sociale Gabrio («una stalla») è rimasta una chiazza nera a terra. L’hanno bruciato. È buio, piazza Castello si svuota. Il furgone bianco dei leghisti è sparito da un pezzo. Le camionette della polizia rincasano lente.

Ultima immagine di un pomeriggio ad alta tensione: autonomi, anarchici e centri sociali contro Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra, in piazza Castello; poi contro i giovani della Lega in piazza Castello; infine contro leghisti e neo-fascisti insieme, un cordone di polizia in mezzo, migliaia di passanti intorno. Botte, minacce, spranghe e cinghie, nel cuore del sabato pomeriggio, la piazza chiusa al traffico per un paio d’ore. Finisce con quattro feriti lievi: tre militanti leghisti tra cui Riccardo Carossa, figlio del consigliere comunale della Lega Mario, e una passante.

Casa Pound, una decina di persone, ha organizzato un banchetto e un’azione di volantinaggio in piazza San Carlo. La contro mobilitazione scatta immediata poco dopo le tre del pomeriggio. Una cinquantina di autonomi e anarchici irrompe in piazza. Sono decisi a impedire la manifestazione del drappello di Casa Pound. Nel giro di un’ora diventano più di cento. E la polizia deve intervenire per evitare che i due blocchi entrino in contatto. Una serie di piccole cariche fa ripiegare gli autonomi. I giovani di estrema destra si spostano di qualche isolato, davanti al museo Egizio, quelli dei centri sociali li inseguono. Ancora cariche degli agenti per impedire lo scontro. La polizia spinge il corteo antagonista verso piazza Castello, proprio dove i giovani della Lega hanno montato un gazebo.



Altri momenti di tensione. Volano accuse: «Chiudere i centri sociali». «Razzisti. Andatevene a casa». Alcuni autonomi e anarchici lanciano uova, altri - facce coperte dalle sciarpe - si avventano sul gazebo e lo fanno a pezzi. I leghisti si armano di cinghie, impugnano i sostegni del gazebo come bastoni. Calano mascherine e fazzoletti verdi sul volto. In mezzo ai giovani padani - una quindicina - c’è la deputata Elena Maccanti. Anche il capogruppo in Comune Mario Carossa brandisce una cintura. Più tardi dirà: «Rivendico il diritto di difendermi. Non potevo stare lì a prendere botte». Il gruppo di Casa Pound arriva a dare manforte ai leghisti. I poliziotti riemergono da piazza San Carlo e cercano di separare i due gruppi. Vola qualche manganellata. Una colpisce alla nuca un ragazzo della Lega. Lo scontro è questione di pochi secondi. I due gruppi si fronteggiano separati dal cordone di polizia. Tra i più caldi Ambrosie Soha, ivoriano, militante leghista. In serata l’europarlamentare Mario Borghezio accusa: «Contro Soha c’è un razzismo di sinistra. L’hanno aggredito solo perché africano e della Lega».

E mentre il capogruppo alla Camera Roberto Cota chiede di «adottare tutte le misure necessarie per contrastare questa violenza contro la Lega» gli antagonisti parlano di «giornata importante». «Vogliamo ribadire che non accettiamo che i neonazisti possano mettere piede a Torino», dice un loro portavoce. «La manifestazione si è ingrossata nel corso della giornata mostrando l’insofferenza alle idee e ai metodi della Lega». «Chi quotidianamente sparge i semi della violenza e dell’intolleranza non può che raccogliere quello che semina», aggiunge Vincenzo Chieppa, segretario dei Comunisti italiani. Il questore Aldo Faraoni arriva in piazza Castello. In Questura si visionano i filmati della battaglia in centro. Poi arriveranno le denunce.