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domenica 2 maggio 2010

Sacra processione al corteo dei lavoratori - cronaca e foto




Un successo senza precedenti, decine e decine di migliaia di persone hanno applaudito lo sgangheratissimo spezzone anti-clericale
In coda alle varie istituzioni, partitini ed aspiranti tali, l'unico spezzone che ricordasse il fattaccio del giorno seguente (discesa del papa in città) è stato acclamato con un'enfasi incredibile, anziani, signore, famiglie, tutt* plaudenti e divertit*, tra una risata e l'altra anche tanta comunicazione anticlericale, efficacissimi slogan, fragorosi applausi.

Finchè giunti in piazza castello LA QUESTURA E LE FORZE DELL'ORDINE, probabilmente infastiditi da cotanto apprezzamento per la parata anti-ecclesiastica, ed ancora freschi dello smacco ricevuto il giorno prima (riconoscimento fallito da parte dei due tirapiedi leghisti), hanno palesemente provocato le/i partecipanti frapponendo un cordone ridicolo (15 unità) e bloccando il passaggio. Precisiamo (com'è evidente dalle foto) che una folla di migliaia di persone ha potuto osservare l'ennesimo intervento militare, assolutamente ingiustificato, consci della totale immunità conseguente dall'indossare una divisa. Pochi minuti di battibecco, un piccolo tafferuglio, il vicequestore ferito e scatta l'arresto.

Lo spezzone anticlericale decide di continuare comunque il corteo, come prestabilito, torna su via po, via rossini, sfila accanto al fenix blindatissimo, la polizia continua a provocare non permettendo il passaggio in corso san maurizio nè in corso regina, costringendo il gruppo a proseguire su lungo dora, cercando addirittura la rissa (uno sbirro è stato trattenuto a forza dai suoi colleghi: bardato come un gladiatore, ottenebrato dalla cocaina, voleva infierire su un ragazzo inerme pur di non essere preso in giro). Si giunge infine alla sede di radio BlackOut, tempo ancora per una disgustosa infamata da parte della digos, e la festa continua fino a notte fonda.

Il miracolo si è compiuto, dio era tra noi e la papessa ci ha omaggiato della sua visita il giorno prima del fratello joseph, certamente più acclamata e benvoluta.

Una quindicina di carabinieri, malgestiti da dozzine di borghesi e digos (è stato più volte diffuso l'annuncio dello smarrimento del bimbo samuel..), hanno cercato ed ottenuto lo scontro ed arrestato un ragazzo. Spiccava il volto truce e mussoliniano di Spartaco Mortola, macellaio di Genova 2001 ed oggi vicequestore di torino!

Infine l'annunciata pioggia che ha impedito il consueto svolgimento ai giardini irreali.







fonte

lunedì 22 marzo 2010

Presidio itinerante antirazzista

Presidio antirazzista in piazza vittorio, striscioni e volantinaggio, gazebo e musica.
Poi mini-corteo tra i portici di via po, striscioni ben visibili sulla strada, ancora musica e diversi interventi col megafono.
Durante il presidio in piazza vittorio è transitato il corteo del popolo viola


Rivolto al corteo viola in transito un volantino distribuito:

NEI C.I.E. LA POLIZIA STUPRA E POI DEPORTA MOBILITIAMOCI CONTRO L’ESPULSIONE DI JOY!

Nel luglio 2009 Joy, una ragazza nigeriana, vittima di tratta, rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, subisce un tentativo di stupro da parte dell'ispettore capo di polizia Vittorio Addesso. La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l'uomo.

In agosto scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen. Durante il processo Joy con l’aiuto dei compagni di reclusione denuncia il tentato stupro subito, chiamando in causa un esponente della Croce Rossa di Milano come testimone, il quale però nega di avere visto il fatto.

Dopo 6 mesi di carcere Joy viene nottetempo riportata in un CIE, quello di Modena, e di qui il 15 marzo viene spostata a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane tra cui Hellen. Il 16 marzo il console nigeriano entra nel CIE per identificare alcune delle detenute che arrivano dalla Nigeria: per loro si prepara la deportazione.

Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi hanno agito nelle maniere più vili, come anche il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.

Oggi la questura spinge per l'espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce una delle nefandezze che ogni giorno avvengono, con l'avallo e la complicità di polizia e Croce Rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.

La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano si adoperano per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.

Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono (Croce Rossa in questo caso) e grazie a un apparato istituzionale connivente.

FACCIAMO PRESSIONI PER SCONGIURARE L’ESPULSIONE DI JOY! CONTATTA L’AMBASCIATA NIGERIANA A ROMA:

via Orazio 14 - Email: nigerian.rome@iol.it – Telefono 06.683931











Torino, 20 marzo, piazza Vittorio. Due blindati, qualche auto e un nugolo di digos erano il comitato d’accoglienza predisposto dalla questura per gli antirazzisti che si sono dati appuntamento per il punto info itinerante promosso dagli anarchici della FAI torinese per le vie del centro.

Un’occasione per raccontare a chi passava e, non di rado, si fermava la vicenda degli antirazzisti torinesi accusati di associazione a delinquere per aver contestato e contrastato attivamente le politiche razziste. Un grande striscione con la scritta “Ci chiamano delinquenti… siamo antirazzisti!”, accanto a “Né CIE, né frontiere. Ribellarsi e giusto” è stato appeso ai muri.

Al momento di partire per il giro in via Po è stato aperto uno striscione con la scritta “Solidali con Joy. Uno sbirro la stupra, lo Stato la deporta”. Joy è la ragazza nigeriana che vogliono espellere per far calare il sipario sul tentato stupro di cui è stata vittima nel CIE di Milano in agosto. Alcuni poliziotti nel leggere lo striscione hanno fatto commenti che la dicono lunga su questi tutori del disordine statale. Le donne che reggevano lo striscione hanno gridato forte “Contro il razzismo e la sua violenza, ora e sempre resistenza!”

Gli Ubac con la loro musica occitana hanno partecipato ad un lungo pomeriggio di informazione e lotta.

In via Po un gruppo è rimasto unito, altri si sono sparpagliati volantinando, parlando al megafono, discutendo con i passanti. Una passeggiata un po’ disordinata, cui hanno partecipato anche alcuni No Tav con le loro bandiere, mescolando le esperienze, in un percorso, che spesso in questi lunghi mesi vede, gli uni accanto agli altri quelli che resistono alla barbarie.

Negli interventi ampio spazio ha avuto l’inchiesta contro gli antirazzisti del PM Padalino, il racconto della vicenda di Joy, le storie dei braccianti ribelli di Rosarno, sfruttati, sparati, picchiati dai padroni degli agrumeti e poi deportati dalla polizia. Ma non solo. Proprio ieri un quotidiano cittadino narrava della Torino delle leggi razziali, dei tempi che gli studenti ebrei venivano cacciati dalle scuole. Tempi, che, ci dicono, non torneranno. Solo pochi vedono che il passato è tornato da un pezzo: le quote del 30% di stranieri nelle scuole, i bimbi dei “clandestini” esclusi dagli asili sono il segno di questo nostro presente.

Un presente di fronte al quale non si può tacere, perché il silenzio è complicità.

Contro il razzismo di Stato non basta la testimonianza, non basta l’indignazione. Bisogna mettersi in mezzo: contrastare retate e deportazioni, rifiutare ronde e militari in strada, sostenere chi lotta nei CIE, chi sciopera contro la schiavitù legale, chi cerca di scavalcare i muri e buttare giù le barriere.

Se un giorno qualcuno ci chiederà dov’eravamo quando deportavano la gente, quando davano la caccia agli schiavi nelle campagne, quando uomini e donne morivano in mare e nei cantieri, quando i caporali stringevano le catene al collo di qualcuno, quando un uomo in divisa stuprava una ragazza nel CIE, vorremmo poter rispondere che eravamo lì, con gli altri, a resistere alla barbarie. Anche se un giudice ci chiamerà delinquenti, perché sappiamo bene che i delinquenti, quelli veri, siedono sui banchi del governo e nei consigli di amministrazione delle aziende.

Se non ora quando? Se non io, chi per me?

Per info e contatti:

Federazione Anarchica - Torino

Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21

338 6594361

fai_to@inrete.it




martedì 22 dicembre 2009

Torino - Corteo 19 Dicembre Resoconto, audio, foto comunicato

Sabato 19 Dicembre 2009
Ore 16.10
Il corteo, appena partito, ha lasciato la piazza di porta Susa ed ora sta sfilando in corso Principe Eugenio.
I manifestanti sono circa un migliaio, il corteo è blindatissimo ma tranquillo.
Tanti i cori, gli slogan, i petardi.
Ascolta la diretta registrata da Radio Blackout.
l'audio di Radio Blackout

La testa del corteo

Da piazza Sassari a Corso Vercelli Poco prima delle 17.00 il corteo passa in piazza Sassari e poi sfila in corso Emilia fino all'incrocio con corso Vercelli.
La polizia blinda corso Vercelli, timorosa che i manifestanti devino verso L'Ostile sgomberato.
Molti sono gli abitanti del quartiere che guardano il corteo sfilare: alcuni indifferenti o ostili, la maggioranza curiosi e divertiti.

1. In piazza Sassari

2. Il corteo sta per arrivare in corso Vercelli

3. Di fronte al Osservatorio demolito


i commenti

Un redattore di Radio Blackout si intrufola tra i curiosi che all'angolo di Corso Vercelli guardano sfilare il corteo. C'è chi parla della crisi e chi dello sgombero dell'Ostile. Poi torna in radio e racconta.
commenti_cortero_in_radio.mp3


ultime considerazioni dal corteo

Ultimo collegamento dalla piazza, a corteo oramai finito. Un racconto complessivo della giornata, dai numeri agli slogan alle telecamere oscurate.
Da Radioblackout.
considerazionidopocorteo.mp3


Resoconto corteo 19 Comunicato del Barocchio Squat

Nonostante i tentativi di impedire o di emarginare il corteo e l'ennesimo “guasto” a radio Blackout il venerdì prima della manifestazione del sabato, da Porta Susa siamo partiti in più di 1000, diversamente da quello che affermano Stampa (600) e Repubblica(700) che attingono con proverbiale scorrettezza giornalistica da un'unica fonte: la questura.

Pare poi che i giornalisti dei due giornalacci abbiano notato solo cose che possono essere usate contro i manifestanti. Una vetrina interinale e un finestrino di un tram rotti – notizie non verificate, ma di evidente fonte sbirresca – anche se questo è avvenuto a corteo sciolto. Intanto la polizia, che aveva invaso Torino, con mossa provocatoria impediva di defluire da via Rossini e dai Giardini Reali verso il centro, creando ulteriori tensioni. E poi è stato imbrattato un tempio dell'Idiozia, il Mc Donald's, perbacco!

Ma i giornali si contraddicono tra di loro. Entrambi attentissimi alle esigenze dei bottegai dichiarano, uno, che “tutti i negozianti… hanno abbassato le serrande” (La Stampa), la Repubblica invece intervista addirittura quelli che han tenuto aperto, dando però rilievo a chi dice che a Torino “fanno tutti quello che vogliono” insomma c'è troppa libertà.

I nostri “premi Pulitzer” arrivano a lamentarsi persino dei “cartelli ingiuriosi” contro la TAV ed i CIE, entità superiori, care ai padroni, che evidentemente non si possono offendere.

Prima della fine del corteo qualche cronista surgelato dal clima polare se ne va e basta, e qualcuno si abbevera ancora alla fonte poliziesca, magari per telefono. Così La Stampa chiuderà il racconto mestamente “con l'arrivo davanti alla palazzina Fenix, sgomberata 4 anni fa. Una chiusura col botto: un paio di petardi rossi e verdi”. Repubblica invece afferma che di fronte a Fenix in “corso S. Maurizio hanno lanciato bottiglie (?) e fumogeni (?), tentando di appiccare il fuoco alle porte (???)”.

Ognuno esprime la sua cifra di servilismo ai potenti e la ferma condanna per chi si ribella, con un bellissimo piglio democratico. Forse è il massimo che ci può offrire la stampa borghese.

Alla denigrazione ed alle falsità, i giornalisti aggiungono la superficialità, per cui per fare un po' di colore, al fine di attirare l'attenzione del lettore sui fenomeni da linciare, non notano le caratteristiche del corteo ma solo alcuni aspetti che somigliano di più a ciò che già conoscono, agli allestimenti di un corteo istituzionale.

Aggiungiamo allora a ciò che è stato cassato dalla grande stampa un'opera di autocostruzione che nonostante le grandi dimensioni (3m) non è stata vista. Una grande bomba sferica e nera con miccia accesa rossa, che viaggiava su un camion. Da essa si irradiavano le musiche ed i discorsi degli occupanti, infatti conteneva – simbolicamente - i DJ ed il mixer della manifestazione. Sopra c'era scritto AUTOGESTIONE. Era enorme, davanti agli occhi di tutti, ma non l'hanno vista. Hanno invece fatto finta di vedere, senza verificare, tutto quello che gli ha detto la polizia. Bel mestiere il giornalista!

Stavolta mettiamo in evidenza la bestialità della stampa asservita. Ma aggiungiamo un commento.

I potenti della città, quelli a cui si rammenta STATE AGITATI con lo striscione d'apertura, hanno visto sfilare per le strade ed i corsi della città un corteo determinato ed incazzato che rende bene l'idea di cosa potrebbe succedere se lo Stato volesse sradicare con la violenza sbirresca che gli è propria, esperienze radicate da più di 20 anni a Torino, che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone di generazioni diverse, come ben si vedeva osservando il corteo.

Ribadiamo che l'AZIONE DIRETTA e l'AUTOGESTIONE – pratiche libertarie – sono incompatibili con il Potere basato sulla delega e la deresponsabilizzazione ed entrano naturalmente in conflitto con esso. Ma che tutti coloro che si vogliono liberi le sosterranno sempre, costi quel che costi.

Gli Squat non erogano servizi carenti nell'apparato statale, non sono dei locali sfigati o delle case sporche, non sono un interessante esperimento, non sono un deprimente laboratorio, non sono uno “strumento per fare politica” ma bensì la nostra vita. Che noi ci concediamo il lusso di vivere praticando l'utopia qui e adesso. Realizzando e condividendo l'impossibile in questo deserto.

10 100 1000 OCCUPAZIONI

OGNI CASA SFITTA SARA' OCCUPATA

OGNI SGOMBERO SARA' UNA BARRICATA

barocchio squat garden west coast per l'anarchia

venerdì 20 novembre 2009

Corteo 19/12/09


In risposta ai continui attacchi delle istituzioni e dei media contro tutte le realtà occupate, scendiamo in piazza per dire basta a un regime sempre opprimente e una repressione dilagante, in cui democrazia e libertà si traducono in C.I.E. e militarizzazione delle città. La tanto invocata sicurezza crea un clima di terrore, nel frattempo le persone
continuano a morire: sul lavoro per un ricatto sociale che ci costringe alla sopravvivenza, nelle carceri in condizioni disumane, nelle strade per mano della polizia. in nome del progresso e dell'economia la nostra salute è attaccata ogni giorno da troppe nocività e la nostra mente viene manipolata dai media.

PER LA RIAPPROPRIAZIONE E LA DIFESA DEGLI SPAZI AUTOGESTITI E LA LIBERTA' DI TUTTI GLI INDIVIDUI

case occupate e fermenti liberi attivi

martedì 29 settembre 2009

Bologna, sangue sulla protesta

Settembre 28th, 2009

Quando il ministro dell' Interno Roberto Maroni arriva in città per un incontro pubblico sguinzaglia i suoi poliziotti, incaricati di soffocare nella violenza qualunque forma di dissenso e di democratica protesta.

Le immagini del video sono state girate a Bologna. Si vede un gruppo di studenti, che nel chiedere di presenziare al dibattito di Maroni con uno striscione di protesta vengono caricati dai celerini in assetto antisommossa.
Volano manganellate e fumogeni in un clima di guerra senza esclusione di colpi. E si vede pure del sangue, come al G8 di Genova.


I giornali online scrivono che fra gli studenti si erano infiltrati pure degli ultrà Ciò che importa è¨ che quei giovani che si oppongono alla politica dei respingimenti di Maroni, vengono respinti.