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giovedì 6 maggio 2010

Torino. Una papessa sotto la Mole

Piazza Anticlericale
Cronaca e foto della giornata anticlericale del 2 maggio Torino, piazza No Ratzinger



C’era anche la papessa. Pochi giornali hanno riportato la notizia scandalosa che il 2 maggio, oltre a Joseph Ratzinger, in arte Benedetto XVI, c’era anche lei: tacchi a spillo, rossetto blu cobalto, abito bianco e lungo, parrucca biondo platino. Aveva già fatto la sua comparsa il giorno precedente al corteo del Primo Maggio, assisa sul camion che apriva lo spezzone anticlericale, su una vagina gigante. La polizia che non gradiva ha provato inutilmente a fermarla: un vicequestore ci ha guadagnato una bandierata in testa e un anarchico tre giorni di carcere.
Il 2 maggio Torino si è svegliata con il fragore degli elicotteri che sorvolavano la città. Una città sotto assedio. Migliaia di poliziotti e carabinieri, decine di mezzi, cecchini armati nei punti strategici, strade bloccate per la performance del pastore tedesco, venuto in città a discutere con il sindaco il nome del prossimo cardinale subalpino. Una volta queste cose le facevano sotto banco: oggi ci sono le foto dei candidati sui maggiori quotidiani. Ma c’è un’altra Torino. Laica, anticlericale, senza religione. Sin dalle prime ore del pomeriggio piazza Madama Cristina è gremita al punto che si fa fatica ad attraversarla. La Rete No Sindone, che riunisce gruppi ed individui diversi, accomunati dalla volontà di dar voce alla Torino dei senza religione, aveva lanciato una sfida difficile ma affascinante: aprire uno spazio libero dai preti nel giorno della visita del papa. La grande partecipazione alla giornata No Ratzinger è il segno che, nonostante la propaganda martellante, univoca, soffocante fatta da tutti i media, sono tanti quelli della Torino che non si inginocchia, che vuole vivere la propria vita liberamente, decidendo chi amare, quando e se avere figli, quando, con serenità, concludere la propria vita. È stata una grande festa. Mentre i cattolici celebravano i loro lugubri riti, gli anticlericali hanno riempito per ore ed ore la piazza di musica, teatro, balli, allegria. In corteo per le strade della città. Intorno alle 16, sfidando la pioggia, dalla piazza è partito un corteo spontaneo aperto dalla Torino Samba Band, dalla papessa e dai suoi body guard, che ha attraversato le vie del quartiere S. Salvario. Il grido di guerra della Samba band si è moltiplicato per tutto il corteo, raccogliendo le simpatie di tanti. “Fuori i preti dalle mutande!”, “E il vaticano chi l’ha invitato!”. La polizia, presente in forze con qualche decina di camionette e uomini in assetto antisommossa, ha seguito gli anticlericali senza intervenire. Il sosia di Ratzinger ha raggiunto la papessa ed hanno improvvisato un walzer per la strada, tra gli applausi della gente che si affacciava. Il canzoniere anticlericale di Donato Landini è stato accolto con scroscianti applausi dal migliaio di persone che si erano a quel punto radunate in piazza, sotto la tettoia del mercato. Tutti gli spettacoli sono stati seguiti con entusiasmo. Salvatore Corvaio ha presentato un testo su Giovanna D’Arco oltre ad un’improvvisata performance satirica nei panni di un prete pedofilo. Il duo satirico “Senso doppio” ha riscosso ampio successo, così come i giochi di fuoco, nonché il DJ Nico, e le Elettrosciocchine scatenate sul palco. In un angolo della piazza era sempre affollato il gazebo dove erano proiettati i video satirici delle Badhole, e il videogioco a tema “operazione pretofilia”. Non sono mancati brevi interventi dal palco e la solidarietà a Saverio arrestato in piazza il giorno prima. In conclusione Maurizio, la Papessa e suor Germania, hanno presentato alla piazza le reliquie, alcune delle quali sono state messe all’asta come benefit per la Rete No Sindone. In un crescendo di allegria sono apparsi il prepuzio di Gesù, le spine della corona, il set di tasselli della croce, la madonna mestruata, il bestemmiatoio. In piazza sono passate le tante facce del movimento torinese ma non solo. C’era anche tanta gente comune, curiosa ed attenta, felice di una boccata di libertà. Una bella giornata.



























Video ed immagini sul sito della Rete No Sindone:
Blog
la galleria fotografica su “La Stampa”:
Il servizio della TV ticinese:
Servizio
Report a cura della Federazione Anarchica di Torino
Per contatti: Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21 fai_to@inrete.it 338 6594361

domenica 2 maggio 2010

Sacra processione al corteo dei lavoratori - cronaca e foto




Un successo senza precedenti, decine e decine di migliaia di persone hanno applaudito lo sgangheratissimo spezzone anti-clericale
In coda alle varie istituzioni, partitini ed aspiranti tali, l'unico spezzone che ricordasse il fattaccio del giorno seguente (discesa del papa in città) è stato acclamato con un'enfasi incredibile, anziani, signore, famiglie, tutt* plaudenti e divertit*, tra una risata e l'altra anche tanta comunicazione anticlericale, efficacissimi slogan, fragorosi applausi.

Finchè giunti in piazza castello LA QUESTURA E LE FORZE DELL'ORDINE, probabilmente infastiditi da cotanto apprezzamento per la parata anti-ecclesiastica, ed ancora freschi dello smacco ricevuto il giorno prima (riconoscimento fallito da parte dei due tirapiedi leghisti), hanno palesemente provocato le/i partecipanti frapponendo un cordone ridicolo (15 unità) e bloccando il passaggio. Precisiamo (com'è evidente dalle foto) che una folla di migliaia di persone ha potuto osservare l'ennesimo intervento militare, assolutamente ingiustificato, consci della totale immunità conseguente dall'indossare una divisa. Pochi minuti di battibecco, un piccolo tafferuglio, il vicequestore ferito e scatta l'arresto.

Lo spezzone anticlericale decide di continuare comunque il corteo, come prestabilito, torna su via po, via rossini, sfila accanto al fenix blindatissimo, la polizia continua a provocare non permettendo il passaggio in corso san maurizio nè in corso regina, costringendo il gruppo a proseguire su lungo dora, cercando addirittura la rissa (uno sbirro è stato trattenuto a forza dai suoi colleghi: bardato come un gladiatore, ottenebrato dalla cocaina, voleva infierire su un ragazzo inerme pur di non essere preso in giro). Si giunge infine alla sede di radio BlackOut, tempo ancora per una disgustosa infamata da parte della digos, e la festa continua fino a notte fonda.

Il miracolo si è compiuto, dio era tra noi e la papessa ci ha omaggiato della sua visita il giorno prima del fratello joseph, certamente più acclamata e benvoluta.

Una quindicina di carabinieri, malgestiti da dozzine di borghesi e digos (è stato più volte diffuso l'annuncio dello smarrimento del bimbo samuel..), hanno cercato ed ottenuto lo scontro ed arrestato un ragazzo. Spiccava il volto truce e mussoliniano di Spartaco Mortola, macellaio di Genova 2001 ed oggi vicequestore di torino!

Infine l'annunciata pioggia che ha impedito il consueto svolgimento ai giardini irreali.







fonte

lunedì 22 marzo 2010

Presidio itinerante antirazzista

Presidio antirazzista in piazza vittorio, striscioni e volantinaggio, gazebo e musica.
Poi mini-corteo tra i portici di via po, striscioni ben visibili sulla strada, ancora musica e diversi interventi col megafono.
Durante il presidio in piazza vittorio è transitato il corteo del popolo viola


Rivolto al corteo viola in transito un volantino distribuito:

NEI C.I.E. LA POLIZIA STUPRA E POI DEPORTA MOBILITIAMOCI CONTRO L’ESPULSIONE DI JOY!

Nel luglio 2009 Joy, una ragazza nigeriana, vittima di tratta, rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, subisce un tentativo di stupro da parte dell'ispettore capo di polizia Vittorio Addesso. La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l'uomo.

In agosto scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen. Durante il processo Joy con l’aiuto dei compagni di reclusione denuncia il tentato stupro subito, chiamando in causa un esponente della Croce Rossa di Milano come testimone, il quale però nega di avere visto il fatto.

Dopo 6 mesi di carcere Joy viene nottetempo riportata in un CIE, quello di Modena, e di qui il 15 marzo viene spostata a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane tra cui Hellen. Il 16 marzo il console nigeriano entra nel CIE per identificare alcune delle detenute che arrivano dalla Nigeria: per loro si prepara la deportazione.

Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi hanno agito nelle maniere più vili, come anche il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.

Oggi la questura spinge per l'espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce una delle nefandezze che ogni giorno avvengono, con l'avallo e la complicità di polizia e Croce Rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.

La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano si adoperano per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.

Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono (Croce Rossa in questo caso) e grazie a un apparato istituzionale connivente.

FACCIAMO PRESSIONI PER SCONGIURARE L’ESPULSIONE DI JOY! CONTATTA L’AMBASCIATA NIGERIANA A ROMA:

via Orazio 14 - Email: nigerian.rome@iol.it – Telefono 06.683931











Torino, 20 marzo, piazza Vittorio. Due blindati, qualche auto e un nugolo di digos erano il comitato d’accoglienza predisposto dalla questura per gli antirazzisti che si sono dati appuntamento per il punto info itinerante promosso dagli anarchici della FAI torinese per le vie del centro.

Un’occasione per raccontare a chi passava e, non di rado, si fermava la vicenda degli antirazzisti torinesi accusati di associazione a delinquere per aver contestato e contrastato attivamente le politiche razziste. Un grande striscione con la scritta “Ci chiamano delinquenti… siamo antirazzisti!”, accanto a “Né CIE, né frontiere. Ribellarsi e giusto” è stato appeso ai muri.

Al momento di partire per il giro in via Po è stato aperto uno striscione con la scritta “Solidali con Joy. Uno sbirro la stupra, lo Stato la deporta”. Joy è la ragazza nigeriana che vogliono espellere per far calare il sipario sul tentato stupro di cui è stata vittima nel CIE di Milano in agosto. Alcuni poliziotti nel leggere lo striscione hanno fatto commenti che la dicono lunga su questi tutori del disordine statale. Le donne che reggevano lo striscione hanno gridato forte “Contro il razzismo e la sua violenza, ora e sempre resistenza!”

Gli Ubac con la loro musica occitana hanno partecipato ad un lungo pomeriggio di informazione e lotta.

In via Po un gruppo è rimasto unito, altri si sono sparpagliati volantinando, parlando al megafono, discutendo con i passanti. Una passeggiata un po’ disordinata, cui hanno partecipato anche alcuni No Tav con le loro bandiere, mescolando le esperienze, in un percorso, che spesso in questi lunghi mesi vede, gli uni accanto agli altri quelli che resistono alla barbarie.

Negli interventi ampio spazio ha avuto l’inchiesta contro gli antirazzisti del PM Padalino, il racconto della vicenda di Joy, le storie dei braccianti ribelli di Rosarno, sfruttati, sparati, picchiati dai padroni degli agrumeti e poi deportati dalla polizia. Ma non solo. Proprio ieri un quotidiano cittadino narrava della Torino delle leggi razziali, dei tempi che gli studenti ebrei venivano cacciati dalle scuole. Tempi, che, ci dicono, non torneranno. Solo pochi vedono che il passato è tornato da un pezzo: le quote del 30% di stranieri nelle scuole, i bimbi dei “clandestini” esclusi dagli asili sono il segno di questo nostro presente.

Un presente di fronte al quale non si può tacere, perché il silenzio è complicità.

Contro il razzismo di Stato non basta la testimonianza, non basta l’indignazione. Bisogna mettersi in mezzo: contrastare retate e deportazioni, rifiutare ronde e militari in strada, sostenere chi lotta nei CIE, chi sciopera contro la schiavitù legale, chi cerca di scavalcare i muri e buttare giù le barriere.

Se un giorno qualcuno ci chiederà dov’eravamo quando deportavano la gente, quando davano la caccia agli schiavi nelle campagne, quando uomini e donne morivano in mare e nei cantieri, quando i caporali stringevano le catene al collo di qualcuno, quando un uomo in divisa stuprava una ragazza nel CIE, vorremmo poter rispondere che eravamo lì, con gli altri, a resistere alla barbarie. Anche se un giudice ci chiamerà delinquenti, perché sappiamo bene che i delinquenti, quelli veri, siedono sui banchi del governo e nei consigli di amministrazione delle aziende.

Se non ora quando? Se non io, chi per me?

Per info e contatti:

Federazione Anarchica - Torino

Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21

338 6594361

fai_to@inrete.it




mercoledì 17 marzo 2010

Ancora proteste e rivolte nei Cie, dall'Italia alla Spagna

Gradisca, 14 marzo:
Pomeriggio di tensione nel Cie di Gradisca, dove i reclusi sono stati fatti rimanere tutto il pomeriggio chiusi nelle celle, senza una spiegazione. Dopo un paio d’ora hanno cominciato una protesta, culminata con il rifiuto della cena - che gli operatori pretendevano di passar loro da sotto le porte «come fossimo dei cani». Scatta subito la ritorsione, con una decisa perquisizione, e poi ancora proteste. Solo intorno alle nove di sera la situazione si è calmata: «ci vediamo domani», hanno detto i reclusi alle guardie.
A domani
.
(da Macerie)

Ponte Galeria, 14 marzo:
I/le reclus* riferiscono di essere in sciopero della fame.
Seguiranno aggiornamenti riguardo la protesta e l'adesione a questa.
(da indymedia-roma)

Aluche (Madrid):
Sommossa e principio d’incendio nel centro di detenzione (12 marzo 2010)
Una sommossa è scoppiata nel Cie [Centro de Internamiento de Extranjeros, nella foto] di Madrid all’inizio della [scorsa] settimana. I reclusi hanno appiccato il fuoco in diverse stanze. Dalla strada si sentivano le urla dei detenuti “Al fuoco!”, “Raccontate quello che succede qui dentro!”, mentre gli allarmi antincendio non smettevano di suonare e i reclusi battevano sulle finestre.
“Sono bruciati dei materassi, carta e altre cose. Non ne posso più. I poliziotti ci hanno picchiati, ma io sto bene”, racconta un recluso. Secondo i parenti, i detenuti faranno un altro sciopero della fame per protestare contro “il trattamento umiliante, razzista, vessatorio che ricevono quotidianamente da tre anni. Un trattamento che infrange tutti i diritti”.
“Io sono razzista e voglio rispedirti al tuo cazzo di paese, bastardo”, è ciò che ha detto un poliziotto a un detenuto angolano prima di prenderlo a calci in pancia e mettergli la camicia di forza perché rifiutava di imbarcarsi. Il detenuto è stato riportato al centro in stato di semi-incoscienza. Qualche ora dopo è stato portato in ospedale – per di più era già gravemente ammalato.
Da questa vicenda è partita la rivolta.
Intanto si è saputo che il mese scorso c’erano state altre proteste: rivolte collettive, fronteggiamenti con i poliziotti (di cui molti sono stati feriti).
Da qualche settimana La Croce Rossa è entrata nel Cie di Madrid con una sovvenzione di 200mila euro da parte del ministero dell’interno.

Libertà di circolazione e di permanenza!
(da indymedia-nantes)
fonte
noinonsiamocomplici


Alcune foto del presidio al CIE di ponte Galeria tenutosi il 13/03/2010









martedì 23 febbraio 2010

Resoconto concerto contro sgomberi e repressione!



[Torino] Pomeriggio musicale contro sgomberi e repressione

Gli squatter di Torino organizzano uno spettacolare pomeriggio musicale ed informativo! Dalle ore 15 circa in piazza Vittorio Veneto si sono susseguiti concerti, dj set ed interventi di alcuni esponenti del movimento per ribadire che le case occupate di Torino non sono in vendita e non si toccano! Sono stati ricordati i martiri Edo e Sole, una breve storia delle occupazioni torinesi fino agli ultimi sgomberi, e diverse migliaia di persone hanno preso parte alla festa, alcuni curiosi si sono informati, la solidarietà è stata totale, da qualunque estrazione provenisse.

Oltre alla musica (i Terribili, Kutfaces, dj set di samuel, El tres, Mao e i Santa Barba, dj set di max casacci) erano presenti diversi banchetti, pubblicazioni, libreria anarchica, maglie, grande è stato il supporto a Radio BlackOut ed alla sua campagna contro lo sfratto previsto, a quanto pare, il 31 marzo.
Per una volta le forze dell'ordine si son tenute alla larga, fatta eccezione per qualche digos e una trentina di affaticati agenti all'inizio di via Po, annoiati forse dal non poter sfogare le proprie frustrazioni con qualche sana manganellata.











giovedì 18 febbraio 2010

Sangue sulla Neve... Scontri in Valle di Susa!!



Val Susa - Resistenza nel bosco, due NoTav all'ospedale

La resistenza concreta contro i sondaggi precedenti alla realizzazione del progetto TAV si attiva in zona Coldimosso. Durante le cariche della polizia in due restano a terra, un ragazzo e una signora. I manifestanti li sottraggono alle mani della polizia che vorrebbe portali via per nascondere la propria violenza e orchestrare meglio denunce e referti. Attualmente sono in ospedale a Susa. Il compagno ha la testa spaccata e da poco ha ripreso i sensi, lo stanno trasferendo all'ospedale Molinette di Torino per una possibile emorragia cerebrale. Tutta la zona è militarizzata, ma l'appello è comunque a portare solidarietà e resistenza, ovunque.

E' da una diretta di Radio Blackout che si ha notizia di un presidio/blocco dei camion che portano La Stampa in citta' in solidarieta' ai no tav. I presidianti sono coloro che fino a poco fa hanno tenuto compagnia all'ospedale le molinette al compagno e dj di radio blackout ferito gravemente durante le cariche della polizia questa notte in val di Susa.L'invito e' quello di raggiungere i presidianti perche' bisogna bloccare 2 uscite in Via Giordano Bruno 84

Ascolta l'audio delle cariche tratto da Radio Blackout.

Torino - Blocchi alla distribuzione de La Stampa iin solidarietà con i NoTav

Dopo aver vegliato sul compagno massacrato dalla polizia in valle e aver impedito che la digos lo "visitasse" in ospedale, una trentina di solidali ha bloccato per circa un'ora e mezza l'uscita dei camion che trasportano le copie de La Stampa (di Regime) alle varie edicole e distribuzioni. Solidarietà dimostrata da alcuni presenti, tra cui uno stesso autista e un taxista. L'arrivo della celere in forze ha concesso alle copie della Stampa, voce dei signori del TAV e dei vari potentati torinesi, di continuare il proprio iter di propaganda fino ai cervelli di molti torinesi. Sul posto restano solo alcune scritte, a sottolineare le molte analogie tra sbirri e giornalisti, e a salutare il migliore di essi, Massimo Numa.

Finito il picchetto a La Stampa - foto

Dopo un'ora e mezza circa di picchetto che ha bloccato l'uscita dei camion, intorno alle 2,30 all'arrivo della celere gli attivisti no-tav (in numero oscillante tra i 20 e i 30) hanno liberato l'ingresso della Stampa di via Giordano Bruno 84, dove ci sono le rotative e i giornali escono per essere distribuiti dai corrieri Sui muri dell'edificio sono rimaste alcune scritte.



C'è stata solidarietà da parte di alcuni lavoratori, di cui uno era valsusino, e di un tassista di passaggio che è andato a comprare delle meringhe e le ha portate ai presidianti.






Val Susa. Tre No Tav feriti, uno grave. Cariche e blocchi

Cronache No Tav tra Susa, Torino, Chianocco. Le cariche di Coldimosso - i tre feriti - i blocchi di strade e autostrade I prossimi appuntamenti

Martedì 16 febbraio intorno alla mezzanotte. Questa volta manca un pelo. La trivella piazzata a Coldimosso di Susa, sotto il cavalcavia che oltrepassa l’autostrada viene intercettata dai No Tav, in allerta da ore, che quasi riescono a precederla. Volano manganellate per disperdere i primi arrivati. Seguono lunghe ore di assedio, con le forze dell’ordine e gli addetti alla trivella bersagliati da palle di neve e gavettoni, mentre il tubo per l’acqua viene più volte riposizionato. La mattina successiva sul sito de “La Stampa on line” la solita sequela di falsità: le palle di neve diventano sassi, l’acqua orina. Mercoledì 17 febbraio, ore 17. I No Tav si ritrovano al presidio dell’autoporto a Susa e decidono di fare una passeggiata sino alla trivella. A Torino intanto una cinquantina di No Tav si ritrovano alla stazione di Porta Susa per un presidio informativo. La stazione è blindata. Il corteo partito dall’autoporto arriva alla trivella. Qualche palla di neve e la polizia carica più volte. Cariche feroci. Chi cade viene massacrato. Un ragazzo, Simone, viene più volte colpito, cade. I poliziotti infieriscono su di lui mentre è a terra. Vomita sangue, non riesce più a muovere le gambe. Ad una donna spaccano la faccia infierendo ripetutamente sul volto, una ragazza riporta numerose ferite al capo. Molti altri guadagnano lividi ed escoriazioni. Un No Tav grida ai poliziotti di aver puntato in modo esplicito a Simone e loro gli dicono “sì, quello lo conosciamo”. Già è normale: Simone è anarchico e gli anarchici facilmente si guadagnano le attenzioni delle forze del disordine statale. I tre feriti vengono portati all’ospedale di Susa. La donna viene operata subito, la ragazza ricucita, ma purtroppo la situazione del ragazzo ferito alla testa è più grave. Ha un’emorragia cerebrale, non sente le gambe, vomita. Viene deciso il trasferimento alle Molinette a Torino. Il tam tam No Tav scandisce presto la notizia dei gravi pestaggi di Susa. L’appuntamento è alla rotonda di Chianocco. I No tav bloccano la statale 24, la statale 25 e l’autostrada. Sulla A32 i poliziotti vengono sommersi di urla quando arriva la notizia che sta per arrivare l’ambulanza che porta Simone alle Molinette. In breve spariscono. Una colonna di poliziotti e carabinieri viene intercettata sulla 25 e non gli viene permesso di passare: l’indignazione per quanto è accaduto è altissima. La polizia spara lacrimogeni prima di andarsene. I blocchi terminano intorno a mezzanotte e trenta. Simone arriva alle Molinette ma nemmeno qui viene lasciato in pace. La digos entra nella sala degenze del pronto soccorso. Compagni ed amici di Simone li cacciano con energia e chiamano l’avvocato. La nuova tac effettuata mostra che le sue condizioni restano gravi ma stabili. Simone viene finalmente trasferito in reparto. Alcuni No Tav decidono di bloccare l’uscita dei camion che portano le copie della prima edizione de “La Stampa”, facendo un picchetto all’ingresso, in via Giordano Bruno 84. Quando, un’ora dopo, arriva la celere il presidio si scioglie. A Condove, in gennaio la polizia aveva spaccato il braccio di Maurizio, un No Tav che contestava la trivella, la scorsa settimana, sull’autostrada, qualche manganellata aveva lasciato il segno. Ma a Coldimosso la polizia si è scatenata. In queste ore di attesa e trepidazione per la sorte del compagno ferito, sappiamo meglio quello che abbiamo sempre saputo. I signori del Tav e i loro servitori in divisa non si fermano davanti a niente. Le lunghe ore di blocco in valle sono la risposta di un movimento che resiste e non si fa spaventare dalla violenza legalizzata degli uomini in divisa. Nuovo appuntamento giovedì 18 febbraio alle 11, davanti alla RAI in via Verdi. Mercoledì 24 febbraio ore 17 presidio No Tav, in via Roma, davanti alla sede de “La Stampa”
No Tav Autogestione notav_autogestione@yahoo.it 338 6594361

domenica 17 gennaio 2010

Scende in marcia la Torino NoTav!





Una grande risposta dalla Torino No Tav: migliaia e migliaia di persone in marcia contro i sondaggi, attraversando l’appuntamento cittadino indetto dall’assemblea No Tav di mercoledi 13 gennaio all’università di Torino. 3mila persone in piazza, per dire no ai sondaggi, espressione dell’opposizione torinese al Tav, in appoggio ai ribelli della Valsusa.

Una scadenza che cade mentre si annuncia l’avvio delle trivellazioni sul territorio metropolitano, sotto il bombardamento mediatico della stampa mainstream che inneggia all’Alta Velocità e che diffama stereotipamente chi resiste. In 2 giorni le realtà torinesi sono riuscite a mettere quel che è la prima e bella pietra posata in città contro il piano sondaggistico, in solidarietà e appoggio al movimento No Tav della Val Susa. Tantissime persone hanno quindi partecipato a quello che è diventato un corteo che ha superato ogni più ottimistica aspettativa dei movimenti: tanti e tante torinesi hanno voluto esserci quest’oggi, marciando verso i siti delle trivellazioni in programma, gridando, come in Valle, “No Tav No Sondaggi”, imbastendo un primo segmento del persorso di contestazione dei sondaggi a Torino. Alla marcia hanno voluto partecipare anche Luca Persino (O’ Zulù), leader dei 99 Posse, e Gianni Vattimo, parlamentare europeo. Da piazza Massaua i No Tav torinesi, che hanno raccolto anche la presenza e la vicinanza del movimento No Tav valsusino, presente con una buona delegazione, si sono diretti verso quelli che sulle mappe dell’Osservatorio sono indicati come i luoghi delle trivellazioni in programma, tornando poi nuovamente, sempre in corteo, al luogo del concretramento, chiudendo una grande giornata per la Torino No Tav, per chi si batte contro l’Altà Velocità.

La Valle perdura nella resistenza, diffusa e radicata l’irrudicibilità al progetto del Tav, dopo 20 anni di lotte e opposizione popolare. Nemmeno un chiodo è stato piantato nel suolo di un territorio che la sua gente difende, le truppe che si sono presentate la scorsa settimana al nuovo presidio di Susa hanno dovuto fare dietrofront, “dalla Valle non si passa, questa è la nostra terra”. Che ne dica la stampa nazionale e locale, quest’ultima impegnata in tutta la sua bassezza nel racconto dell’irreale, nella propaganda assordante che spaccia 2 buchi fatti in territori irrangiungibili e supersovergliati come l’inizio della costruzione della grande opera, nella diffamazione di un movimento popolare reale che non può che ridere dinnanzi alla mistificazione e alla bugia ordinata. La Val Susa è il territorio interessato dall’80 del progetto Tav, i sondaggi in via di realizzazione sono ben distanti dal labire una Valle che si continua a difendere e si difenderà dalla voracità del partito del Tav, che si presenti in giacca e cravatta come in divisa.

Una straordinaria mobilitazione No Tav No Sondaggi quella di quest’oggi a Torino, territorio sul quale, anche qui, si dovrà fare i conti con chi si oppone e resiste. A Sarà Dura, sempre per loro!











mercoledì 9 dicembre 2009

Una domenica pomeriggio in Grecia...

Breve resoconto, parziale, di quel che è accaduto il pomeriggio di domenica 6 dicembre 2009 in Grecia:

fonte: http://culmine.noblogs.org/

foto: varie agenzie

Disordini sono scoppiati ad Atene e Salonicco durante il primo giorno dell'anniversario dell'omicidio di Alexis Grigoropoulos con la polizia che ha dimostrato estrema brutalità lasciando due persone gravemente ferite da una carica con le moto ad Atene.

Brutalità della polizia durante le manifestazioni per commemorare il primo anniversario dell'assassinio di Alexandros Grigoropoulos. Oggi c'è stata una operazione di polizia caratterizzata da barbarie e da violenza contro i manifestanti in tutta la Grecia. Sotto gli ordini dei socialisti la violenza della polizia ha lasciato decine di feriti.

Ad Atene la marcia di protesta convocata alle 13:00 a Propilei è stata attaccata dalle forze di polizia anti-sommossa, prima ancora di partire. I manifestanti hanno lottato erigendo barricate di fuoco e costringendo la polizia a ritirarsi con l'utilizzo di pietre. I manifestanti anche occupato la sede rettorale dell'Università di Atene nel Propilei, ammainando la bandiera greca e sostituendola con una bandiera nera. La marcia s'è poi diretta verso piazza Omonia, dove degli scontri hanno avuto luogo e alcuni negozi sono stati distrutti e dati alle fiamme. A piazza Syntagma forze di polizia motorizzate (il team Delta) caricano i manifestanti, lanciando anche delle pietre
contro i compagni. Per via dell'orgia di violenza poliziesca, un membro anziano del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori-trotzkista (EEK) è stato segnalato essere in gravi condizioni a causa delle lesioni riportate; gravemente ferita anche un'anziana militante. Al momento sono 60 i manifestanti fermati dopo questa carica.

A Salonicco, il corteo di 3.000 manifestanti è stato caricato dagli agenti anti-sommossa con lacrimogeni e bombe assordanti. Da lì sono iniziati gli scontri. La polizia ha circondato circa 200 manifestanti al di fuori del Ministero di Macedonia e Tracia, ma sono stati liberati dal resto del corteo. La notte precedente, la polizia ha
fatto irruzione nel Politecnico di Salonicco arrestando 8 persone. Secondo fonti di polizia, gli 8 avrebbero attaccato l'Expo internazionale con delle molotov.

A Larissa, il corteo di protesta è stato caricato dalle forze anti-sommossa. Durante gli scontri che ne sono seguiti, sono state distrutte delle telecamere a circuito chiuso, lanciate pietre ed erette barricate.