Cronaca e foto della giornata anticlericale del 2 maggio Torino, piazza No Ratzinger


Torino, 20 marzo, piazza Vittorio. Due blindati, qualche auto e un nugolo di digos erano il comitato d’accoglienza predisposto dalla questura per gli antirazzisti che si sono dati appuntamento per il punto info itinerante promosso dagli anarchici della FAI torinese per le vie del centro.
Un’occasione per raccontare a chi passava e, non di rado, si fermava la vicenda degli antirazzisti torinesi accusati di associazione a delinquere per aver contestato e contrastato attivamente le politiche razziste. Un grande striscione con la scritta “Ci chiamano delinquenti… siamo antirazzisti!”, accanto a “Né CIE, né frontiere. Ribellarsi e giusto” è stato appeso ai muri.
Al momento di partire per il giro in via Po è stato aperto uno striscione con la scritta “Solidali con Joy. Uno sbirro la stupra, lo Stato la deporta”. Joy è la ragazza nigeriana che vogliono espellere per far calare il sipario sul tentato stupro di cui è stata vittima nel CIE di Milano in agosto. Alcuni poliziotti nel leggere lo striscione hanno fatto commenti che la dicono lunga su questi tutori del disordine statale. Le donne che reggevano lo striscione hanno gridato forte “Contro il razzismo e la sua violenza, ora e sempre resistenza!”
Gli Ubac con la loro musica occitana hanno partecipato ad un lungo pomeriggio di informazione e lotta.
In via Po un gruppo è rimasto unito, altri si sono sparpagliati volantinando, parlando al megafono, discutendo con i passanti. Una passeggiata un po’ disordinata, cui hanno partecipato anche alcuni No Tav con le loro bandiere, mescolando le esperienze, in un percorso, che spesso in questi lunghi mesi vede, gli uni accanto agli altri quelli che resistono alla barbarie.
Negli interventi ampio spazio ha avuto l’inchiesta contro gli antirazzisti del PM Padalino, il racconto della vicenda di Joy, le storie dei braccianti ribelli di Rosarno, sfruttati, sparati, picchiati dai padroni degli agrumeti e poi deportati dalla polizia. Ma non solo. Proprio ieri un quotidiano cittadino narrava della Torino delle leggi razziali, dei tempi che gli studenti ebrei venivano cacciati dalle scuole. Tempi, che, ci dicono, non torneranno. Solo pochi vedono che il passato è tornato da un pezzo: le quote del 30% di stranieri nelle scuole, i bimbi dei “clandestini” esclusi dagli asili sono il segno di questo nostro presente.
Un presente di fronte al quale non si può tacere, perché il silenzio è complicità.
Contro il razzismo di Stato non basta la testimonianza, non basta l’indignazione. Bisogna mettersi in mezzo: contrastare retate e deportazioni, rifiutare ronde e militari in strada, sostenere chi lotta nei CIE, chi sciopera contro la schiavitù legale, chi cerca di scavalcare i muri e buttare giù le barriere.
Se un giorno qualcuno ci chiederà dov’eravamo quando deportavano la gente, quando davano la caccia agli schiavi nelle campagne, quando uomini e donne morivano in mare e nei cantieri, quando i caporali stringevano le catene al collo di qualcuno, quando un uomo in divisa stuprava una ragazza nel CIE, vorremmo poter rispondere che eravamo lì, con gli altri, a resistere alla barbarie. Anche se un giudice ci chiamerà delinquenti, perché sappiamo bene che i delinquenti, quelli veri, siedono sui banchi del governo e nei consigli di amministrazione delle aziende.
Se non ora quando? Se non io, chi per me?
Per info e contatti:
Federazione Anarchica - Torino
Corso Palermo 46 – ogni giovedì dalle 21
338 6594361
fai_to@inrete.it
Breve resoconto, parziale, di quel che è accaduto il pomeriggio di domenica 6 dicembre 2009 in Grecia:
fonte: http://culmine.noblogs.org/
foto: varie agenzie
Disordini sono scoppiati ad Atene e Salonicco durante il primo giorno dell'anniversario dell'omicidio di Alexis Grigoropoulos con la polizia che ha dimostrato estrema brutalità lasciando due persone gravemente ferite da una carica con le moto ad Atene.
Brutalità della polizia durante le manifestazioni per commemorare il primo anniversario dell'assassinio di Alexandros Grigoropoulos. Oggi c'è stata una operazione di polizia caratterizzata da barbarie e da violenza contro i manifestanti in tutta la Grecia. Sotto gli ordini dei socialisti la violenza della polizia ha lasciato decine di feriti.
Ad Atene la marcia di protesta convocata alle 13:00 a Propilei è stata attaccata dalle forze di polizia anti-sommossa, prima ancora di partire. I manifestanti hanno lottato erigendo barricate di fuoco e costringendo la polizia a ritirarsi con l'utilizzo di pietre. I manifestanti anche occupato la sede rettorale dell'Università di Atene nel Propilei, ammainando la bandiera greca e sostituendola con una bandiera nera. La marcia s'è poi diretta verso piazza Omonia, dove degli scontri hanno avuto luogo e alcuni negozi sono stati distrutti e dati alle fiamme. A piazza Syntagma forze di polizia motorizzate (il team Delta) caricano i manifestanti, lanciando anche delle pietre
contro i compagni. Per via dell'orgia di violenza poliziesca, un membro anziano del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori-trotzkista (EEK) è stato segnalato essere in gravi condizioni a causa delle lesioni riportate; gravemente ferita anche un'anziana militante. Al momento sono 60 i manifestanti fermati dopo questa carica.
A Salonicco, il corteo di 3.000 manifestanti è stato caricato dagli agenti anti-sommossa con lacrimogeni e bombe assordanti. Da lì sono iniziati gli scontri. La polizia ha circondato circa 200 manifestanti al di fuori del Ministero di Macedonia e Tracia, ma sono stati liberati dal resto del corteo. La notte precedente, la polizia ha
fatto irruzione nel Politecnico di Salonicco arrestando 8 persone. Secondo fonti di polizia, gli 8 avrebbero attaccato l'Expo internazionale con delle molotov.
A Larissa, il corteo di protesta è stato caricato dalle forze anti-sommossa. Durante gli scontri che ne sono seguiti, sono state distrutte delle telecamere a circuito chiuso, lanciate pietre ed erette barricate.