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lunedì 19 luglio 2010

Modena - Denunciati 9 anarchici per le pratiche anti-Cie

Denunciati 9 giovani anarchici

La Digos di Modena ha identificato e denunciato nove giovani dell’area anarco insurrezionalista, tra cui alcuni presunti responsabili dei danneggiamenti compiuti in occasione della manifestazione del 19 giugno. [...]

Il perfetto kit dell’anarchico comprensivo di ogni accessorio: bombolette spray e stencil per imbrattare i muri, e poi mazze, tirapugni, catene, passamontagna Mephisto, felpe, fionde e volantini in quantità. E’ il materiale rinvenuto dalla Digos nell’appartamento di un ragazzo 20enne di Modena, studente di Filosofia e di famiglia facoltosa. Insieme a lui, sono stati denunciati altri 8 giovani, d’età compresa tra i 20 e i 32 anni, residenti tra Bologna e Parma, tutti ritenuti vicini all’area degli anarco insurrezionalisti. Dovranno rispondere di reati che vanno dalla diffamazione alla detenzione di armi improprie, dall’imbrattamento agli atti vandalici, fino all’interruzione di funzione religiosa. L’indagine della Digos va avanti da oltre due mesi, esattamente dal 2 maggio scorso, quando un’irruzione di anarchici in Duomo, con conseguente interruzione del rito cattolico, portò alla luce un fenomeno fino a quel momento sconosciuto in città. Il lavoro di intelligence si è naturalmente intensificato prima e dopo la manifestazione anti Cie del 19 giugno, che ha lasciato dietro di sé uno strascico di danneggiamenti e polemiche. Gli investigatori sono riusciti non soltanto a identificare alcuni partecipanti, ma anche a delineare le modalità d’azione di un gruppo composto per lo più da persone residenti fuori provincia, con appoggi e collegamenti in altre regioni, ma che sembra prediligere Modena per le sue iniziative di lotta. La convinzione maturata dagli inquirenti è che il gruppo stia alzando il livello delle proprie azioni, diventato potenzialmente sempre più pericoloso. Per questo motivo sono stati presi in seria considerazione alcuni materiali sospetti rinvenuti a casa dello studente modenese: bilancini, provette, tubi dal contenuto incerto e polveri non meglio identificate. Un arsenale da piccolo chimico per la cui valutazione bisognerà attendere il responso dell’esame di laboratorio.

fonte

martedì 4 maggio 2010

Blitz anti-Cie in duomo Modena

02 maggio
Giovani con megafono e volantini interrompono messe delle 11




(ANSA) - MODENA, 2 MAG - Un gruppo di giovani con megafoni e volantini ha interrotto la messa delle 11 nel Duomo di Modena, protestando contro i Cie. Di fronte ai fedeli attoniti, i manifestanti hanno gridato frasi contro l'associazione La Misericordia (e il suo presidente, il medico Daniele Giovanardi, fratello del sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlo) che gestisce i Cie di Modena e Bologna. Sono anche stati lanciati volantini, non firmati, che definiscono i centri dei lager.

mercoledì 17 marzo 2010

Vogliono espellere Joy...

Questa mattina 16 Marzo 2010 Joy è stata trasferita dal Cie di Modena a quello di Ponte Galeria. Sappiamo bene cosa significa questo: che entro un paio di giorni la vogliono espellere.
Pare che proprio ieri a Ponte Galeria sia entrato qualcuno dell'ambasciata nigeriana per fare i riconoscimenti di una decina di nigeriane, azione che prelude sempre all'espulsione a brevissimo termine.
Dunque le voci che giravano riguardo alle pressioni della questura di Milano perché Joy venisse espulsa - nonostante avesse intrapreso un percorso per ottenere l'articolo 18 come vittima di tratta - sono confermate.
Non è bastato alla questura di Milano 'far sparire', nella notte fra l'11 e il 12 febbraio, le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei Cie. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
La storia di Joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello Stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i Cie rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
E che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque, da oggi in poi, ancora lo pensa si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare anche grazie alle coperture di cui godono e di un apparato istituzionale connivente.



Ci troverete dappertutto, più che mai inferocite e schifate dalla vostra miseria e dalla vostra viltà!

NESSUNA PACE PER CHI STUPRA E MOLESTA LE DONNE, TANTO PIU' SE LO FA FORTE DELLA DIVISA CHE INDOSSA E DELLE CONNIVENZE DI CUI GODE!!!

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Per impedire la deportazione di Joy lanciamo un presidio mercoledi 17 alle ore 17 sotto le Due Torri a Bologna.
Per ascoltare l'intervista a Joy: radiocane

Anche a Milano iniziativa per Joy:
mercoledì 17/3/2010 ore 18, volantinaggio in piazzale cadorna davanti alla stazione nord.... Il silenzio e l'inedia sono complicità, agire non significa pulirsi la coscienza ma rompere l'isolamento...
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LA POLIZIA STUPRA... LA QUESTURA DEPORTA!!



Luglio 2009: Joy, una ragazza nigeriana rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, subisce un tentativo di stupro da parte dell'ispettore capo di polizia Vittorio Addesso.
La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l'uomo.

Agosto: scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen, dopo essere state umiliate e picchiate dal solerte aguzzino e stupratore. Addesso dopo sei mesi di carcere, e la deposizione della denuncia per tentato stupro da parte di Joy, tutte le ragazze vengono rinchiuse un'altra volta in un CIE, in attesa del rimpatrio coatto verso i paesi d'origine.

Il 15 marzo Joy è stata trasferita dal CIE di Modena a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane. Ieri il console nigeriano è entrato nel CIE per identificare una decina di ragazze. Sappiamo bene cosa significa questo: l'espulsione a brevissimo termine. Domani tornerà per finire il loro lavoro mercenario, identificazione e espulsione in cambio di soldi.
Entro un paio di giorni le vogliono espellere tutte: una vera e propria deportazione di massa.

Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.

Come il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.

O come quando, nella notte fra l'11 e il 12 febbraio, la questura ha deciso di far “sparire” le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei CIE, solo per non far loro incontrare i numerosi solidali che già dalla mattina attendevano la loro scarcerazione.

Oggi la questura spinge per l'espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce tutte le nefandezze che ogni giorno avvengono, con l'avallo e la complicità di polizia e croce rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.

La storia di joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i CIE rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.

Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell'ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono e grazie a un apparato istituzionale connivente.

I cie sono luoghi di tortura fisica e psicologica per tutti i reclusi: le persone vengono picchiate, costrette a prendere psicofarmaci, private della loro libertà solo perchè non provviste di un regolare pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno; e dove le donne subiscono continue molestie sessuali fatte di battute sessiste, sguardi obliqui delle guardie uomini, fino ai veri e propri tentativi di stupro.

Nessuna pace per chi stupra e molesta le donne e con chi gestisce questi CIE, tanto più se lo fa forte della divisa che indossa e delle connivenze di cui gode!!!

La deportazione di Joy è prevista per domani! 18 marzo 2010

Abbiamo appena saputo da Joy che un funzionario dell'ambasciata è andato poco fa nel Cie di Ponte Galeria per identificarla.

Domani è previsto un volo che deporterà lei e altre/i nigeriane/i.

Fermiamo la macchina delle espulsioni!

Ambasciata nigeriana - Roma - via Orazio 14
Tel. 066896231 - Fax. 06/6832528
nigerian.rome@iol.it
www.nigerian.it

domenica 7 marzo 2010

Riassunto e aggiornamento situazione CIE



alcuni eventi tra il 28 febbraio e ieri 6 marzo, in attesa dell'evolversi della situazione

DOMENICA 28 FEBBRAIO
CIE di Roma, ore 22. Durante il passaggio di consegne dalla Croce Rossa al nuovo ente gestore (cooperativa Auxilium) un recluso tenta la fuga e viene picchiato dalla polizia; ne nasce una ribellione nel centro (urla, coperte date alle fiamme) finchè il ragazzo non viene rilasciato e può tornare nelle camerate.

LUNEDI 1 MARZO
Si apre una settimana in cui i reclusi di diversi centri protestano per le loro condizioni di vita attraverso lo strumento dello sciopero della fame. A promuovere lo sciopero sono i detenuti del CIE di Milano, che diffondono anche un testo scritto nel quale tra le altre cose esprimono la volontà di proseguire lo sciopero "finchè non verrà fatto qualcosa" per gli antirazzisti arrestati a Torino. Lo sciopero della fame inizia anche in altri centri, a Roma e in una parte del centro Torino.

3 MARZO
A Torino un gruppo di antirazzisti interrompe un incontro pubblico sull'ambiente al quale presenzia il sindaco-sceriffo Chiamparino, srotola uno striscione e fa presente agli astanti il clima di repressione che si respira in città, sia nei confronti degli immigrati sia di chi si impegna per la chiusura dei CIE.

4 MARZO
A Torino un gruppetto di studenti del Politecnico si intromette nel convegno della Fiom nel momento in cui dovrebbe parlare Chiamparino e apre uno striscione in solidarietà con gli immigrati: prontamente neutralizzati dal "servizio d'ordine" del sindacato.

5 MARZO
A Milano nel pomeriggio in via Corelli si svolge un presidio di solidarietà con i reclusi del CIE in sciopero della fame. I compagni mantengono contatti giornalieri coi reclusi e portano al centro acqua e succhi di frutta per aiutarli a idratarsi.

6 MARZO
A Modena in centro città si svolge un presidio di solidarietà con i reclusi del locale CIE, in particolare con Joy, ragazza nigeriana reduce dalla ribellione di Corelli dell'estate scorsa e dal tentato stupro subito dall'ispettore di polizia Vittorio Addesso.

Alla sera di sabato 6 marzo lo sciopero prosegue a Milano, dove i detenuti e le detenute cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli, non avviene. Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti. Anche a Roma una ventina di reclusi continua lo sciopero. I gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri oramai sono 10 giorni che non mangiano e sono molto provati. A differenza che a Milano i reclusi sembra che siano pesati e monitorati regolarmente ma la nuova cooperativa subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. Ciascun recluso ha in dotazione solo un litro d’acqua al giorno diviso in due bottigliette da mezzo litro, una la mattina ed una la sera. E solo con questo portano avanti la loro lotta. A Torino lo sciopero avviene a rotazione all'interno di una delle aree, l'area gialla. A Bologna un solo recluso è in sciopero, gli altri che avevano iniziato la protesta in questi giorni sono stati fortemente sedati con medicinali.

Fonte

domenica 14 febbraio 2010

CIE - aggiornamenti vari

Di fronte alla mobilitazione partita a Como, ma anche a Brescia e a Mantova per ostacolare il rientro dentro ai Centri delle rivoltose di Corelli, gli uomini di Maroni hanno deciso di anticipare le mosse, “scarcerando” le recluse nel pieno della notte e dribblando così i solidali.

Di nuovo Cie, dunque, per Joy, Debby, Hellen, Florence e Priscilla. Oggi sarebbe dovuto “uscire” pure Mohammed, che come sapete ha preferito uccidersi nella sua cella di San Vittore per evitare di passare ancora sei mesi in gabbia.

Intanto, i solidali che si erano piazzati a Como ad aspettare Joy ed Hellen si stanno muovendo verso il Cie di via Corelli, a Milano, dove è previsto un presidio per le 12. A Torino, invece, l’appuntamento è per le 21 di oggi, di fronte al Cie di corso Brunelleschi.

Non sappiamo se i trasferimenti delle cinque siano ancora in corso o si siano già concludi. Da quello che sappiamo, le destinazioni sono: Milano, per Priscilla; Torino, per Debby; Roma, per Florence ed Hellen; Modena, per Joy.

Ascolta il resoconto della mattinata raccolto questa mattina da Radio Blackout:

Scioperi nei Centri. Parallelamente alle iniziative fuori, stanno partendo anche delle mobilitazioni all’interno dei Centri. A Roma da questa mattina una parte dei reclusi è in sciopero della fame, e pure a Torino - dove il Centro oramai è raddoppiato e dove Abdel Aziz e un altro recluso sono già in lotta da una settimana - si sono uniti alla protesta.

antirazzisti Milano

Con la notizia della deportazione di Hellen e Florence dal carcere di Brescia al CIE di Ponte galeria si chiude il quadro dell'operazione poliziesca iniziata furtivamente in notturna.
Tutte le ribelli sono tornate nei luoghi in cui è cominciata la loro odissea. Joy da modena fa sapere che sta bene pur se la aspettano altri sei mesi di reclusione.

Per contro il movimento antirazzista sta cercando di organizzare una risposta adeguata Eccone il quadro:
* E' in corso in questo momento un presidio sotto il CIE milanese di via Corelli. Presenti una cinquantina di solidali. Invitiamo tutti a raggiungere il presidio
* E' fissata un'iniziativa analoga a Modena a partire dalle 14,30
* La situazione si ripete a Torino, in C.so Brunelleschi alle 21

Nei CIE frattanto, diversi prigionieri a Milano, Torino e Ponte Galeria hanno deciso di unirsi alla protesta iniziando uno sciopero della fame.

fonte


Torino:

nella sera di venerdi 12.2 intorno alle 21.00 una quarantina di antirazzisti hanno portato solidarietà ai reclusi del CIE di corso Brunelleschi a Torino

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In particolare l'iniziativa era per salutare Debbie e per sostenere lo sciopero della fame di diversi reclusi, tra cui Aziz, sciopero che sembra stia coinvolgendo vari centri in Italia.
C'è stata musica, interventi al microfono, slogan, attacchinaggio, petardi, fuochi artificiali, battitura.
Da dentro si sono fatti sentire moltissimo, e hanno bruciato dei materassi come si è visto dalle colonne di fumo che si alzavano.
Dopo un'ora circa il presidio si è spostato all'angolo con via Monginevro, perchè adesso è stato completato il raddoppio del centro (da 90 a 180 posti, anche se non è chiaro quanti reclusi ci sono) e le aree nuove sono all'angolo con la suddetta via.
Verso le 23 la celere ha iniziato a schierarsi, allora l'impianto è stato ritirato mentre la battitura e gli slogan sono proseguiti. Una parte dei presidianti ha provato a muovere in un mini-corteo intorno al muro di cinta, ma la celere l'ha impedito; ne è derivato un blocco del traffico in via Monginevro per alcuni minuti.
Intorno alle 23,45 il presidio si è sciolto.

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