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venerdì 23 luglio 2010

notizie dai LAGER di stato.........

Samir sul tetto del
CIE di Roma

In queste ore Samir è sul tetto di una delle strutture del CIE di Roma, e non vuole scendere perchè teme che la notizia che oggi forse verrà liberato per decorrenza dei termini sia una trappola a quanto già ieri sera dicevano i suoi compagni di sezione (lui a quanto sembra si è appollaiato in un punto irraggiungibile) si è tagliato e ha ingoiato vetri Samir era nel CIE di Torino fino a qualche giorno fa; è stato trasferito dopo che il 14 luglio in corso Brunelleschi si era tagliato per protesta, e la polizia l'aveva anche pestato. La sera del 14 luglio una trentina di antirazzisti aveva occupato il cortile della Croce Rossa Piemonte per chiedere che Samir fosse curato si fa appello a tutti gli antirazzisti a Roma e altrove per fare sì che l'incubo di Samir abbia termine

il telefono del CIE di Ponte Galeria è 0665854224





CIE Bologna,
nigeriana espulsa rischia l'impiccagione


Faith Aymoro è stata arrestata appena giunta in Nigeria e ora rischia la pena di morte per impiccagione. La giovane africana è stata espulsa mercoledi dal Cie di Bologna, città in cui era arrivata tre anni fa in fuga dal suo Paese, nel quale aveva ucciso l'uomo che aveva tentato di violentarla. A confermarlo è il suo avvocato difensore Alessandro Vitale, avvisato dal fidanzato della ragazza, che vive e lavora a Bologna La donna era arrivata al Cie da due settimane, quando, dopo aver denunciato un tentativo di stupro, la polizia ha emesso nei suoi confronti il terzo decreto di espulsione; i due precedenti non erano stati ottemperati. ''Oggi ho avuto la conferma ufficiale del suo rimpatrio dalla questura di Bologna - spiega il suo legale - L'unica cosa che possiamo fare, non appena l'arresto della donna sarà ufficializzato, è appellarci allo Stato italiano perché intervenga, oppure a un'associazione internazionale come Amnesty international''

martedì 6 luglio 2010


A Roma, vetri rotti, scritte, una macchina rovinata: la "Cascina" comincia a pagare pegno per i suoi affari nei Cie "verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte, per quanto voi vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti". Nella notte di martedì 16 giugno 2010, è stata attaccata a colpi di mazzetta la sede centrale de La Cascina a Roma, via Antolisei, zona Torvergata. Sono state infrante le vetrate del pianoterra e lasciata una grande scritta contro i CIE. La Cascina è l'azienda implicata maggiormente nella gestione del lager di Ponte Galeria.

SOLIDARIETA' AI RECLUSI IN LOTTA
NEL CIE DI PONTEGALERIA COME OVUNQUE




Roma-Torpignattara Nella notte del 16 giugno:bloccate le serrature con acciaio liquido, ricoperta da vernice rosso sangue e lasciata la scritta "no cie" su una macchina della collaborazionista CASCINA,azienda che rifornisce alimenti scaduti ai reclusi/e del lager di Ponte Galeria.

SOLIDALI CON I RIVOLTOSI
NEI LAGER DEMOCRATICI

LIBERTA' PER TUTTI/E

fonte

domenica 7 marzo 2010

Riassunto e aggiornamento situazione CIE



alcuni eventi tra il 28 febbraio e ieri 6 marzo, in attesa dell'evolversi della situazione

DOMENICA 28 FEBBRAIO
CIE di Roma, ore 22. Durante il passaggio di consegne dalla Croce Rossa al nuovo ente gestore (cooperativa Auxilium) un recluso tenta la fuga e viene picchiato dalla polizia; ne nasce una ribellione nel centro (urla, coperte date alle fiamme) finchè il ragazzo non viene rilasciato e può tornare nelle camerate.

LUNEDI 1 MARZO
Si apre una settimana in cui i reclusi di diversi centri protestano per le loro condizioni di vita attraverso lo strumento dello sciopero della fame. A promuovere lo sciopero sono i detenuti del CIE di Milano, che diffondono anche un testo scritto nel quale tra le altre cose esprimono la volontà di proseguire lo sciopero "finchè non verrà fatto qualcosa" per gli antirazzisti arrestati a Torino. Lo sciopero della fame inizia anche in altri centri, a Roma e in una parte del centro Torino.

3 MARZO
A Torino un gruppo di antirazzisti interrompe un incontro pubblico sull'ambiente al quale presenzia il sindaco-sceriffo Chiamparino, srotola uno striscione e fa presente agli astanti il clima di repressione che si respira in città, sia nei confronti degli immigrati sia di chi si impegna per la chiusura dei CIE.

4 MARZO
A Torino un gruppetto di studenti del Politecnico si intromette nel convegno della Fiom nel momento in cui dovrebbe parlare Chiamparino e apre uno striscione in solidarietà con gli immigrati: prontamente neutralizzati dal "servizio d'ordine" del sindacato.

5 MARZO
A Milano nel pomeriggio in via Corelli si svolge un presidio di solidarietà con i reclusi del CIE in sciopero della fame. I compagni mantengono contatti giornalieri coi reclusi e portano al centro acqua e succhi di frutta per aiutarli a idratarsi.

6 MARZO
A Modena in centro città si svolge un presidio di solidarietà con i reclusi del locale CIE, in particolare con Joy, ragazza nigeriana reduce dalla ribellione di Corelli dell'estate scorsa e dal tentato stupro subito dall'ispettore di polizia Vittorio Addesso.

Alla sera di sabato 6 marzo lo sciopero prosegue a Milano, dove i detenuti e le detenute cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli, non avviene. Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti. Anche a Roma una ventina di reclusi continua lo sciopero. I gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri oramai sono 10 giorni che non mangiano e sono molto provati. A differenza che a Milano i reclusi sembra che siano pesati e monitorati regolarmente ma la nuova cooperativa subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. Ciascun recluso ha in dotazione solo un litro d’acqua al giorno diviso in due bottigliette da mezzo litro, una la mattina ed una la sera. E solo con questo portano avanti la loro lotta. A Torino lo sciopero avviene a rotazione all'interno di una delle aree, l'area gialla. A Bologna un solo recluso è in sciopero, gli altri che avevano iniziato la protesta in questi giorni sono stati fortemente sedati con medicinali.

Fonte

lunedì 19 ottobre 2009

Roma - Volantino distribuito al corteo nazionale antirazzista di sabato 17/10/09

TEMPI S(I)CURI: STORIE DI AL-LODO-LE E SPECCHIETTI

Con la recente approvazione del pacchetto sicurezza le ronde razziste sono una realtà, l’immigrazione clandestina è un reato e i rastrellamenti polizieschi sono all’ordine del giorno. Nei Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E., ex C.P.T.), in cui si può finire per il semplice fatto di essere stranieri e non necessari ad ingrossare le fila degli sfruttati, il periodo di “permanenza” è stato allungato da due a sei mesi. In queste iscariche umane della democrazia, gestite dalle forze dell’ordine con la complicità attiva di associazioni paramilitari come la Croce Rossa Italiana (presente nel C.I.E. di Ponte Galeria a Roma e in molti altri CIE), e cure negate, gli stupri e i ricatti sessuali, le morti, la repressione violenta delle rivolte e l’indifferenza verso gesti disperati di chi, lì dentro, sente di non aver più nulla da perdere, rappresentano la quotidiana banalità di questi lager. Questo panorama terrificante, ormai prassi consolidata, dovrebbe muovere ad una reazione attiva non solo gli antiautoritari ed anticapitalisti (perché di effetti dell'evoluzione autoritaria dello sfruttamento capitalista si sta parlando), ma chiunque non si senta disposto a barattare ogni minimo residuo di libertà con il distorto miraggio della vita “sicura”, propagandato dalla politica istituzionale. Eppure la coscienza e la sensibilità dei più sembra ormai rassegnata a riporre ogni speranza di riscatto nella magistratura e negli organi di controllo democratico, come unico scudo contro le prepotenze di una classe dirigente corrotta e incapace.

Ma la stessa magistratura a cui si plaude per essersi pronunciata contro Berlusconi è quella che ha condannato in appello, con pene tra i 6 anni e mezzo e i 15 di carcere, dieci degli imputati per gli scontri del G8 del 2001 a Genova. Quella magistratura che, soffermandoci solo sul G8 genovese, ha assolto i vertici della polizia che avevano ordinato le brutali cariche di piazza, il massacro della scuola Diaz e le torture nella caserma di Bolzaneto, condonando allo stesso tempo le pene ai servi in divisa che eseguirono quegli ordini con le proprie mani. Quella stessa magistratura che, come Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (?!), ha definito “legittima difesa” l’esecuzione di Carlo Giuliani. In quei giorni migliaia di persone hanno preso di mira i simboli del capitalismo (attacchi alla proprietà per cui oggi in dieci si ritrovano a dover scontare pene da omicidio) e si sono difese con determinazione dalla mattanza a cielo aperto messa in atto dai corpi di polizia; mentre altrettanti, e anche di più, si erano recati a Genova con l’illusione di poter manifestare le proprie idee protette unicamente dallo scudo della “democrazia”. La malafede di alcuni personaggi ha voluto far credere che se questa illusione si è infranta sui manganelli, gli anfibi e i proiettili dei celerini, è solo per colpa di pochi provocatori violenti vestiti di nero. Ma le ossa rotte di chi alla Diaz è stato aggredito nel sonno, o di chi è finito nella caserma degli orrori di Bolzaneto in seguito a rastrellamenti sommari, ci dicono chiaramente il contrario. Ovvero che la democrazia, una volta dimessa la maschera dei diritti, mostra la propria natura nuda e cruda di potere repressivo violento, e che di fronte a ciò il fare della non-violenza e della non-reazione un valore non fermerà mai chi della violenza detiene il monopolio. Nei momenti in cui la pacificazione sociale va in crisi è proprio colpendo indiscriminatamente che il potere tenta di porre un deterrente alle potenziali spinte verso la ribellione e il cambiamento.

Oggi nel mirino ci sono i migranti inutili al mercato del lavoro, chi occupa case, chi contesta il capitalismo e l’ autorità dello stato autogestendo la propria vita e le proprie lotte, ma in un domani non troppo lontano anche la protesta contro qualsiasi decisione imposta sulle nostre teste dalle istituzioni si troverà ad affrontare la democrazia vestita delle divise e le armi dei suoi corpi militari. E noi? Aspettiamo il magistrato che chiuderà i C.I.E., il parlamento che donerà la cittadinanza universale, il TAR che fermerà la costruzione di inceneritori e centrali nucleari cancerogene, il tribunale che processerà i criminali delle guerre umanitarie? Forse un giorno leggeremo in un “Libro nero della democrazia” gli orrori quotidiani a cui oggi pensiamo di non poterci opporre, e diremo anche: “noi lo sapevamo…”

LA LIBERTÀ NON SI SENTENZIA, SI
CONQUISTA!


Anarchici e anarchiche

Roma, 17/10/2009