Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post

martedì 4 maggio 2010

Placanica indagato per abusi sessuali Fu accusato dell'omicidio di Giuliani

La notizia è di qualche mese fa... Ma merita di essere citata, tanto per non dimenticare! Vediamo se questa volta "L'INgiustizia" che il solerte ex-carabiniere difende farà il suo corso...

L'incidente probatorio a Catanzaro. La vittima una bambina di 11 anni

Assassino!
Pezzo di merda!



ROMA. Prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, l’ex carabiniere Mario Placanica è oggi nel mirino della procura di Catanzaro, che lo ha indagato per abusi sessuali ai danni di minore e maltrattamenti. Presunta vittima una ragazzina, undicenne all’epoca dei fatti e oggi adolescente. Ieri mattina alle 10 la giovane è stata ascoltata in sede di incidente probatorio in una struttura protetta dal gip Gabriella Reillo, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero. Una audizione circondata dal massimo riserbo vista la delicatezza delle accuse mosse all’ex militare.


«È indispensabile - si legge nell’ordinanza ammissiva di incidente probatorio, depositata il 26 ottobre scorso nella cancelleria del tribunale di Catanzaro- che la testimonianza della minore venga acquisita al più presto per garantire il miglior ricordo dei fatti, verificatisi circa due anni fa, e verso i quali la stessa ha manifestato un atteggiamento di rifiuto e di tendenza alla rimozione, come desumibile dall’atteggiamento di non collaborazione rilevato da una psicologa». Insomma, scrive il magistrato, «la prova richiesta deve ritenersi rilevante e non rinviabile al dibattimento», anche per l’atteggiamento di «vergogna, con conseguente reticenza» della ragazza, ma soprattutto «per porre fine o comunque alleviare la situazione di stress». E dunque il giudice, assistito da una psicologa minorile, ha ascoltato in una stanza protetta e che la mettesse a suo agio, le parole della giovane, mentre una telecamera trasmetteva le immagini a un’altra stanza della struttura dove era prevista la presenza di «tutti gli altri soggetti legittimati».

L’ex carabiniere, a quanto si apprende, non ha partecipato alla deposizione: in sua vece l’avvocato Salvatore Sacco Saragò del foro di Catanzaro. Secondo indiscrezioni la ragazza, che in un primo momento, e non in sede di incidente probatorio, avrebbe ricordato un solo episodio, avrebbe invece, ieri davanti al gip, fatto cenno a più di un abuso. I presunti abusi, sempre a quanto si apprende, sarebbero durati un anno circa fino ad agosto 2007. La denuncia alla polizia, invece, sarebbe arrivata qualche mese dopo, a maggio del 2008. A presentarla la madre della ragazza. Giusto il tempo, per lei, di rompere il muro della paura, e quello del pudore da parte della giovane, aiutata nel difficile percorso da una psicologa. Davanti alla quale, faticosamente, avrebbe iniziato a raccontare quanto le sarebbe accaduto. A quanto pare, poi, la polizia di Catanzaro avrebbe ascoltato immediatamente dopo la denuncia altre quattro persone, le quali sarebbero state messe al corrente dei fatti da Placanica stesso. La ragazza invece sarebbe stata ascoltata la prima volta dagli inquirenti ad aprile 2009, con l’ausilio di uno psicologo. Ieri, infine, l’incidente probatorio.

Fonte: La Stampa

venerdì 19 febbraio 2010

Aggiornamenti Feriti No TAV!

Questa è la mail inviata ad Indymedia piemonte dal marito della signora ferita durante le cariche degli sbirri avvenute nella serata del 17/02/2010 in valle di susa al presidio contro i carotaggi per la TAV:

"Scusa se ti disturbo, ma siccome sei la persona a cui fanno più domande volevo precisare che a mia moglie hanno diagnosticato non solo il setto nasale rottoma anche tutte le ossa del naso, infossamento dello stesso, rottura scomposta dell'osso della guancia e l'asimmetria oculare denota la frattura del margine orbitario di un occhio, nonché dice il dottore, brutto taglio sul naso e grave ferita e trauma al cranio ematomi sulle dita braccia gambe ecc.
Tutto questo te lo dico così a chi ti chiede saprai rispondere meglio.
Un'altra cosa è che stamattina farà una visita ginecologica perché dicono ci si un versamento di un'ovaia non so cosa voglia dire ,comunque ne avrà sicuramente per un pò, ma non per questo cambiamo idea saremo sempre più NO TAV. Stamattina devono decidere quando operarla"


Anche "la Busiarda" riporta la notizia:

"Gridavo basta, basta ma i quattro poliziotti continuavano a colpire"
Nessuna sassaiola:
«La carica è partita senza che lanciassimo alcuna provocazione»

Un’aggressione terribile che mi segnerà tutta la vita. Mai avuto tanta paura. Mi stavano ammazzando di botte». Marinella Alotto, 46 anni, ambulante di Borgone parla a fatica da un letto della stanza 9 del reparto di ortopedia dell’ospedale di Susa dov’è ricoverata dalla tarda serata dell’altro ieri. I medici dopo i primi accertamenti effettuati nella mattinata anche alle Molinette di Torino l'hanno giudicata guaribile in 30 giorni. Ha una frattura al setto nasale, un trauma cranico con ferita lacero contusa, piccole fratture agli zigomi sotto gli occhi e lesioni varie in tutto il corpo, in particolare sul braccio destro e al basso ventre, dove oggi sarà sottoposta a esami più approfonditi. «E' come se fosse stata investita da un'auto» dice il marito Paolo Ala, anche lui ambulante, seduto accanto al suo letto. Marinella e Paolo erano fra quei circa trecento No Tav che alle 19 dell’altra sera si sono scontrati con le forze dell’ordine che li hanno caricati per difendere il sito S72 in frazione Coldimosso di Susa.
Cosa è accaduto? Almeno secondo la vostra versione?
«Era la solita protesta No Tav. Come abbiamo sempre fatto. Non abbiamo attuato particolari gesti provocatori. Non è vero che abbiamo lanciato pietre. Sono partiti in direzione dei poliziotti solo alcuni palloncini colorati e pieni di acqua e poi i soliti slogan come "Sarà Dura, non ci piegherete” e altri ma niente di più».
Ma allora?
«Ad un certo punto ho sentito delle urla tremende che arrivavano dai poliziotti in tenuta antisommossa. Era partita la carica contro di noi ma ce ne siamo accorti in ritardo perché era notte e avevamo i fari contro. C’è stato un fuggi-fuggi generale verso i boschi. Purtroppo sono caduta. In quattro mi sono arrivati sopra ed hanno iniziato a colpirmi con i manganelli sul viso e sul braccio con il quale cercavo di proteggermi. Urlavo ”basta, basta”, ma loro continuavano a picchiarmi. Sono poi arrivati, un ragazzo e una ragazza, che mi hanno aiutata ad alzarmi ed a raggiungere la statale 24».
Poi vi siete persi di vista, vero signor Paolo?
«Solo quando sono arrivato sulla statale 24 sono riuscito a parlare con Marinella ed ho saputo che era ferita. Quando sono arrivato al presidio dell'autoporto mi sono accorto della gravità del fatto, aveva il viso cosparso di sangue. L'ho caricata in auto e subito accompagnata al pronto soccorso. Domattina (oggi, ndr) sarà sottoposta ad intervento chirurgico, in seguito alla frattura del setto nasale, la operano alle Molinette di Torino».

giovedì 12 novembre 2009

Parma - 32enne muore dopo una notte in cella


fonte corriere

Giuseppe Saladino era stato fermato dopo aver violato gli arresti domiciliari per un furto di monetine

dal nostro inviato Francesco Alberti

PARMA - Quindici ore in carcere e una folla di perché. Un giovane di 32 anni morto senza che ci sia un apparente motivo. Una madre che accu­sa: «Era sano, me l’hanno ri­dato senza vita». Un’inchie­sta per omicidio colposo con­tro ignoti, per ora. Un carce­re, quello di via Burla a Par­ma, che si ritrova all’improv­viso sotto i riflettori. Troppo presto, ancora, per fare analo­gie con il terribile caso di Ste­fano Cucchi: comunque una bruttissima vicenda, aperta a qualsiasi sviluppo, tutta da decifrare. Giuseppe Saladino aveva 32 anni, non era uno stinco di santo, ma nemmeno un delinquente incallito. Qual­che mese fa, era stato con­dannato a un anno e due mesi di reclusione dopo esse­re stato pizzicato mentre fa­ceva incetta di monetine in alcuni parchimetri del cen­tro storico. Una condanna esemplare, come si dice in questi casi, con l’unica conso­lazione di poterla scontare a casa, agli arresti domiciliari, sotto gli occhi della madre, Rosa Martorano.

Tutto è fila­to liscio fino a venerdì scor­so quando, a metà pomerig­gio, Giuseppe, non renden­dosi forse conto della gravità del gesto, è uscito di casa: di fatto, per il codice penale, si è trattato di una evasione. La sua passeggiata però è stata di breve durata. Sorpre­so da una pattuglia della poli­zia e riconosciuto, è stato im­mediatamente portato nel carcere di via Burla. Addio domiciliari, per lui. Erano le 17 di venerdì quando le por­te del penitenziario si sono chiuse alle sue spalle. Quindi­ci ore dopo, alle 8 di sabato, in casa della madre Rosa è squillato il telefono. All’altro capo del filo c’era il direttore del carcere: voce bassa, tono di circostanza. Racconta la donna ai microfoni di Tv Par­ma: «Il direttore mi ha detto che Giuseppe era morto, che era stata una cosa improvvi­sa, inspiegabile, mi pare ab­bia parlato di un malore. Poi ha aggiunto che aveva volu­to telefonarmi di persona perché aveva preso in simpa­tia il mio ragazzo e perché sa­peva che siamo brave perso­ne... ».

Parole, ovviamente, che non possono bastare a una madre. La donna, infatti, si è im­mediatamente rivolta a un avvocato, deciso a fare luce: «Voglio sapere, voglio che tutto venga chiarito, non può succedere una cosa del genere». Il lavoro del legale Letizia Tonoletti, alla quale si è rivolta Rosa Martorano, parte da un assunto («Il ra­gazzo, quando è entrato in carcere, era sano») e da un in­terrogativo («Cosa è succes­so in quel breve lasso di tem­po?»). Due periti, uno nomi­nato dalla famiglia, l’altro dal sostituto procuratore Ro­berta Licci, avranno il compi­to di risalire alle cause del de­cesso, prima tappa di un per­corso investigativo che pun­ta a ricostruire nei dettagli quelle maledette 15 ore tra­scorse dal giovane nel carce­re di via Burla. L’autopsia è già stata eseguita, i risultati si conosceranno nei prossi­mi giorni.

11 novembre 2009